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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 30 aprile 2025

Divisi dalla canapa: Regioni contro esecutivo, Lega di “popolo” contro Lega di governo. È l’effetto del decreto Sicurezza, e in particolare dell’articolo 18 che ha già creato il parapiglia nella filiera industriale della Cannabis sativa L., soprattutto al nord, contro il quale si è schierata ieri gran parte della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni. Quasi tutti gli assessori regionali all’Agricoltura - esclusi quelli del Lazio e della Lombardia - coordinati dal veneto Federico Caner, leghista fedele al governatore Zaia, chiedono in una lettera al ministro Lollobrigida la revisione della norma che dal 12 aprile, dopo l’entrata in vigore del Decreto sicurezza, vieta la commercializzazione delle infiorescenze di canapa a bassissimo contenuto di Thc. Immediata la risposta da Palazzo Chigi che chiude ogni possibilità di dialogo direttamente con una nota del Dipartimento delle politiche antidroga.

Nel frattempo, dopo l’”Appello per una Sicurezza democratica” promosso da oltre 257 giuspubblicisti di tutte le università italiane, contro l’intero decreto Sicurezza criticato nel metodo e nel merito, ieri decine di associazioni (tra le quali A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca, Forum Droghe, L’Altro Diritto, La Società della Ragione e Ristretti Orizzonti) hanno dato il via ad un digiuno a staffetta che proseguirà fino al 30 maggio, vigilia della manifestazione nazionale a Roma indetta dalla Rete “A pieno regime”.

“Tutti i rappresentanti delle Regioni si sono trovati a riconoscere all’unanimità che il Decreto sicurezza mette in difficoltà il settore della canapa, che in Italia conta 3.000 aziende con 30.000 addetti, 500 milioni di fatturato e il 90% di export. Chiediamo perciò ufficialmente una revisione dell’articolo 18 del dl, che vieta la coltivazione della canapa anche a bassissimo contenuto di Thc”, per “permettere l’utilizzo delle infiorescenze di canapa contenenti cannabidiolo anche per usi diversi dal florovivaismo professionale”, scrive l’assessore Caner ricordando che la filiera della canapa è sostenuta da anni da “finanziamenti regionali, statali ed europei”. A sera però le Regioni Lazio e Lombardia smentiscono di aver sottoscritto il testo. In ogni caso, l’assessore leghista del Veneto fa notare che “il dl non vieta l’importazione del prodotto, consentita dalla norma europea, ma solo la coltivazione nazionale”.

Nega tutto, il Dipartimento antidroga: nessun divieto di coltivazione della Cannabis sativa L. (con Thc sotto i limiti di legge) e nessun rischio per la filiera. Secondo Palazzo Chigi, l’articolo 18 del dl non modifica la legge 242/2016, nata per promuovere la coltivazione e la filiera agroindustriale della canapa, ma ne ribadisce soltanto “l’ambito di applicazione” in modo da fermare la “commercializzazione nei “cannabis shop”, di inflorescenze e suoi derivati, acquistati per un uso ricreativo, insinuando la falsa idea di legalizzazione di una cannabis definita erroneamente “light”. Per il Dipartimento, infine, “resta vietata anche l’importazione delle inflorescenze, in linea con quanto sancito dalla Cassazione”.

Il riferimento è alla sentenza delle Sezioni unite penali del 2019 ma l’avvocato Giuseppe Libutti dell’associazione Canapa sativa italiana spiega che né una sentenza né una norma possono negare il Trattato sul funzionamento dell’ Ue e i suoi Regolamenti attuativi che, affermando i principi di “concorrenza, libertà di stabilimento e libera circolazione delle merci”, “non restringono affatto la filiera produttiva della canapa alla produzione dei soli semi e derivati dei semi, ma, al contrario, sono finalizzati a promuovere la realizzazione di un mercato comune europeo della canapa, considerando la pianta nella sua interezza”.