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di Errico Novi

Il Dubbio, 26 maggio 2026

Tensione fra il partito della premier e gli azzurri, che lamentano la chiusura non solo sulla responsabilità civile delle toghe, ma anche su prescrizione, sequestro degli smartphone e gip collegiale. Possiamo parlare di muro contro muro? Sì, ne possiamo parlare. Nel centrodestra la giustizia è diventata materia divisiva, indi impraticabile. Almeno in questo scorcio finale di legislatura. I poli contrapposti sono Forza Italia e Fratelli d’Italia, con la Lega in una posizione intermedia che però, un po’ a sorpresa, inizia a tendere più verso la sponda azzurra.

In pratica, FI e FdI non sono d’accordo su nulla. Certo non sulla proposta avanzata dal presidente dei deputati forzisti Enrico Costa, che ha sollecitato una ripresa del programma garantista e vi ha annoverato anche la responsabilità civile dei magistrati. Fratelli d’Italia, che ha affidato una replica misurata al neosottosegretario Alberto Balboni, non è disponibile ad affrontare il dossier ora, a differenza della leghista Giulia Bongiorno. Il partito della premier è scottato dal referendum. Non vuol sentir parlare di riforme garantiste a ridosso delle elezioni. Ha una posizione scettica anzi, contraria, su tutti i provvedimenti in sospeso.

Ad esempio, sulla prescrizione i meloniani sono convinti sia meglio lasciar perdere, nonostante la riforma riporti le lancette al 2019, quando era in vigore la legge non di uno sfrenato innocentista ma dell’ex guardasigilli dem Andrea Orlando. Niente da fare nonostante il provvedimento che cancella l’improcedibilità - cioè la prescrizione della fase processuale introdotta dal governo Draghi nel 2021 - sia stato già approvato in prima lettura alla Camera nell’ormai remoto gennaio 2024. Bongiorno, che presiede la commissione Giustizia di Palazzo Madama, ha chiesto lumi ai gruppi di centrodestra, ha preso atto del prevalente scetticismo nel partito di maggioranza relativa ma ha cercato di guadagnare tempo con il via alle audizioni (su un testo in teoria immodificabile, si tratta quindi di un mero esercizio di fiduciosa attesa). Possibilità di approvazione definitiva entro la legislatura: pressoché inesistenti, per la posizione sfavorevole di FdI, appunto.

Si potrebbe andare avanti per tutte le altre materie “pendenti”, a cominciare dalla legge sul sequestro degli smartphone, per la quale si è mobilitata ItaliaStatodiDiritto, l’associazione presieduta dall’avvocato Guido Camera, che ha scritto a Carlo Nordio e ai vertici del Parlamento. Idem dicasi per la responsabilità civile. C’era uno spiraglio, in cui il guardasigilli credeva molto, sulla riforma del gip collegiale: rischia di chiudersi anche quello: FdI è perplessa sul correttivo - ipotizzato dal ministro e dal suo vice forzista Francesco Paolo Sisto a partire da un’ipotesi formulata da Costa - per cui a decidere sulle richieste di “carcerazione preventiva” sarebbe sempre il Tribunale capoluogo del distretto giudiziario, anche quando a chiedere la misura cautelare è la Procura di una delle sedi minori del distretto stesso. Niente da fare: FdI diffida di un’opzione che, secondo i vertici Giustizia del partito, confliggerebbe col principio del giudice naturale. Ma non è entusiasta neppure della versione originaria della riforma, quanto meno non in una sua adozione a stretto giro, per via delle obiezioni avanzate dall’Anm.

Insomma: non si esagera a parlare di stallo assoluto. Ma c’è un elemento nuovo: mercoledì 3 giugno, di tutto questo si parlerà a via Arenula, in un vertice col guardasigilli a cui interverranno tutte le prime linee del centrodestra sul fronte giustizia. E lì rischia di consumarsi uno strappo irriducibile, perché FI non sembra intenzionata ad accettare la stasi totale da qui alla primavera 2027, quando si voterà per le Politiche. FI potrebbe chiedere di calendarizzare i provvedimenti anche in assenza di un accordo di coalizione e, al momento del voto, accettare di trovarsi in minoranza, cioè votare comunque sì e lasciare i meloniani a opporsi con il centrosinistra. Si certificherebbe formalmente la rottura sulla giustizia. E non è escluso che il Carroccio confermi di essere favorevole all’attivismo degli azzurri.

Non una situazione entusiasmante, anche dal punto di vista della coesione da esibire all’elettorato in vista delle Politiche. Ma è anche il sintomo di un fatto ormai conclamato: Forza Italia non intende rinunciare alle proprie battaglie storiche solo perché il referendum sulla separazione delle carriere è andato male. Anzi: i berlusconiani sono convinti nel difendere le loro posizioni sulla giustizia anche a costo che emerga la frattura con gli alleati. Costi quel che costi.

È chiara la linea concordata da Antonio Tajani con Marina e Piersilvio Berlusconi, che hanno voluto due garantisti doc come Costa e Stefania Craxi alla presidenza dei gruppi parlamentari: la parola d’ordine è andare avanti senza lasciarsi scoraggiare dalle esitazioni di FdI e, eventualmente, della Lega. Accettare il rischio di una navigazione politica in solitudine nella prossima legislatura, quando il centrodestra potrebbe non avere la maggioranza, trovarsi all’opposizione di un Campo largo vittorioso o, scenario che ai vertici di FI non procura angosce, in una nuova maggioranza ibrida alla Draghi.

Troppo presto per descrivere scenari così turbolenti? Può darsi. Ma intanto per mercoledì è atteso il verdetto della capigruppo, a cui sempre i deputatati di FI capitanati da Costa hanno chiesto di calendarizzare la legge sugli smartphone. Magari verrà fuori un via libera. Solo che Fratelli d’Italia è disponibile ad approvare il testo in seconda lettura alla Camera a condizione di emendarlo e obbligarlo a un terzo giro in Senato. I correttivi proposti dalla meloniana al vertice della Bicamerale Antimafia, Chiara Colosimo, escludono il controllo del giudice (sulle richieste dei pm di sequestrare i dispositivi degli indagati) per i reati di criminalità organizzata. Vorrebbe dire che, in un caso di corruzione, a una Procura sarà sufficiente ipotizzare inizialmente anche un concorso in associazione mafiosa, per acquisire qualsiasi chat delle persone accusate. FI non ci sta. La considera una destrutturazione di una legge già approvata in uno dei due rami del Parlamento. Ed è lì, sul farwest delle chat in mano ai pm, che le distanze rischiano di tradursi in rottura completa.