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di Errico Novi

Il Dubbio, 10 giugno 2026

C’è uno scarto nelle dichiarazioni che dice tutto. E fa capire perché Forza Italia andrà alle prossime Politiche con un suo programma sulla giustizia. Un programma diverso se non agli antipodi rispetto a Fratelli d’Italia. Carlo Nordio, ministro guardasigilli, inevitabilmente vincolato da un dovere di lealtà alla presidente del Consiglio e quindi, seppur indirettamente, a Fratelli d’Italia, spiega in mattinata, dal Forum Pa, perché non c’è neppure bisogno di vedersi al vertice sulla giustizia, che lui stesso avrebbe ospitato a via Arenula alle 15 di ieri ma che nella serata di lunedì era stato annullato. Pure senza fare esplicito riferimento al messaggio di “revoca” della riunione che aveva indirizzato ai capigruppo di centrodestra, il ministro è chiarissimo.

Spiega perché il confronto sarebbe stato inutile: la richiesta avanzata dagli azzurri di disegnare almeno una possibile, futura riforma sulla responsabilità civile dei magistrati non avrebbe trovato il benché minino spazio, dal momento che la materia non avrebbe, secondo Nordio, alcun bisogno di essere affrontata. “La responsabilità civile intesa come causa di risarcimento intentata direttamente al magistrato assolutamente è inutile, non ha nessuna deterrenza perché ogni magistrato è ultra-assicurato, quindi non subisce alcuna sanzione”, dice il ministro. Che aggiunge: “Il magistrato inetto, impreparato, indegno, inadeguato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera”, e poiché “le sanzioni disciplinari vengono irrogate dal Csm, allora è bene avere un dialogo, e noi lo abbiamo già iniziato, per rendere tipiche le ipotesi in cui il magistrato può rispondere, al limite, anche con la destituzione”. Poche ore e arriva la risposta da FI, la forza politica che avrebbe voluto rivedere il guardasigilli e gli alleati proprio per trovare un punto di caduta sugli errori giudiziari. È uno dei parlamentari azzurri noti per l’attitudine al dialogo, il vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio Pietro Pittalis, a contestare Nordio senza neppure citarlo: “La proposta di Forza Italia sulla responsabilità civile non è né inutile né dannosa, al contrario è fondamentale perché garantisce il sacrosanto diritto del cittadino vittima di malagiustizia a essere risarcito, e questo oggi non avviene praticamente mai. Salutiamo con favore il dialogo con l’Anm”, è la battuta al vetriolo indirizzata dal deputato, “a condizione che non si traduca in un colpo di spugna sui temi che hanno portato 13 milioni di italiani a votare Sì al referendum, cittadini che ricordano bene gli attacchi virulenti riservati dal sindacato dei magistrati alla riforma costituzionale”. Della serie: caro ministro, difendi quelli che ci hanno fatto perdere, anche grazie agli spot ingannevoli, il referendum sulla separazione delle carriere, la principale riforma della legislatura in materia di giustizia.

Mai il clima fra Nordio e i berlusconiani era stato così gelido. Mai si era arrivati a un botta e risposta così aspro. Mai il ministro garantista si era trovato in così aperta divergenza dal più garantista dei partiti di maggioranza. La frattura è netta e promette ulteriori divaricazioni. Il motivo è semplice. I berlusconiani non avevano battuto i pugni per una riforma qui ed ora. “Sappiamo bene”, riferiscono dai piani alti del partito, “che la legislatura è destinata a esaurirsi in fretta. A marzo probabilmente si va alle urne. Siamo quasi in estate. C’è la sessione di Bilancio. Praticamente il tempo a disposizione per riforme di peso è nullo. Avevamo chiesto semplicemente un tavolo per cominciare a discutere della modifica da noi proposta: eliminare il filtro di ammissibilità e definire in modo più stringente la colpa grave”. La settimana scorsa si era tenuto, sempre a via Arenula, un primo affollato vertice di maggioranza sulla giustizia. Talmente affollato che non ne era venuto nulla. I berlusconiani avevano solo accennato al restyling sulla responsabilità civile. Dopodiché il viceministro Francesco Paolo Sisto e il capogruppo di FI alla Camera Enrico Costa avevano lanciato l’ipotesi: un tavolo di coalizione, per iniziare almeno a discutere della riforma. Era arrivato l’ok a una prima riunione esplorativa. Quella di ieri. Se poi ieri non ci si è visti neppure, il motivo è semplice: Fratelli d’Italia non vuole lasciare a FI il vantaggio di proclamarsi paladini del garantismo al cospetto degli elettori. Sarebbe stato questa, dal punto di vista dei meloniani, l’unica vera conseguenza della riunione: certificare la distanza tra azzurri e FdI, con i secondi costretti a vestire i panni dei frenatori.

Nordio ha preso atto delle distanze incolmabili e ha annullato l’incontro. Ma è proprio la genesi dell’annullamento a spiegare perché forzisti e meloniani andranno divisi sulla giustizia alle elezioni: non si doveva parlare, per ammissione degli stessi berlusconiani, di una riforma da approvare subito, ma di una proposta da condividere in vista della prossima legislatura. Si doveva iniziare a concordare il programma sulla giustizia, insomma. A partire appunto dalla riforma della responsabilità civile. Ma il margine per un piano condiviso non esiste: il botta e risposta di ieri fra Nordio e Pittalis lo dimostra chiaramente. È il primo passo verso un regime da separati in casa: candidature comuni ma prospettive di politica giudiziaria (e non solo) inconciliabili. Con la Lega destinata a restare un po’ a metà strada: disponibile a una nuova legge sugli errori giudiziari, come dichiarato da Giulia Bongiorno, ma costretta a misurare i passi sul penale dalla concorrenza sfrenata del generale Vannacci. Su molti altri dossier giudiziari, si pensi solo al carcere, il Carroccio non potrà certo assecondare Forza Italia.

Il corto circuito di ieri è costato a Nordio pure una mezza smentita da Rocco Maruotti, segretario Anm, che esclude trattative fra via Arenula e l’Anm sulla responsabilità civile. In realtà il ministro aveva fatto riferimento al più generale clima di dialogo con Csm e sindacato dei magistrati, dialogo all’interno del quale, aveva aggiunto, potrebbe trovare spazio una più rigorosa valutazione, da parte del Csm, degli errori giudiziari ai fini della carriera. Ma il dado è tratto. Il grande freddo nel centrodestra è calato. E non è certo la carta migliore, per una coalizione che proprio sulla giustizia ha perso un referendum, di preparare la campagna per le prossime Politiche.