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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 25 settembre 2025

Il testo ora al Senato, ma per le opposizioni si tratta di norme inutili. Poca attrattiva per le applicazioni da remoto. Più tempo in Corte d’appello. Passa alla Camera, e ora il testo approderà in Senato per un voto che dovrà arrivare entro il 7 ottobre, il decreto legge con il pacchetto di misure per provare ad avvicinare l’obiettivo della riduzione della durata delle cause nella misura del 40% nei tre gradi di giudizio. Obiettivo ambizioso, centrale anche negli ultimi accordi con la Commissione europea nel contesto del riconoscimento dei fondi del Pnrr, ma di arduo, se non impossibile, conseguimento, tenuto conto soprattutto del poco tempo a disposizione (giugno 2026).

Già uno degli interventi cruciali del provvedimento, la possibilità di applicare da remoto sino a 500 giudici esperti nel settore civile, da incentivare sia sul piano economico (circa 12.000 euro lordi) sia di carriera, per definire almeno 50 procedimenti a testa, si è rivelato tutt’altro che un successo: se non una dichiarata ostilità, la proposta ha incontrato almeno un sostanziale disinteresse da parte della magistratura, tanto che solo in 212 hanno risposto all’interpello del Csm.

Come pure a non essere stati coperti, ed è un’altra delle misure del decreto legge, sono stati quattro posti dei venti a disposizione per i trasferimenti in Corte d’appello, ma su questo fronte l’ultima versione del decreto prova a rimediare riaprendo i termini dell’interpello.

Situazione critica che fa sostenere all’opposizione la tesi di una evidente inutilità del provvedimento, dalla responsabile Pd della Giustizia Deborah Serracchiani, “una toppa peggiore del buco”, a Roberto Giachetti di Italia Viva, “un decreto-sòla”.

Nel testo in realtà trovano posto anche numerose norme di applicazione meno problematica. Dall’applicazione straordinaria dei consiglieri del massimario per la decisione dei ricorsi civili in Cassazione alla possibilità di utilizzare i giudici di pace in supplenza dei giudici professionali anche quando emergono vuoti nell’organico dei togati.

Introdotta in commissione la possibilità di scelta per il regime in esclusiva per i magistrati onorari anche nell’anno di immissione in ruolo.

Prevista anche la facoltà dei capi degli uffici individuati dal Csm in relazione al mancato raggiungimento dell’obiettivo di riduzione della durata dei processi imposto dal Pnrr, di realizzare interventi di riorganizzazione del lavoro all’interno dell’ufficio, attraverso una revisione dei criteri di assegnazione e anche interventi di riassegnazione, per i casi di ritardi dei singoli o di squilibri tra carichi di lavoro.

Riviste anche le disposizioni sul tirocinio dei magistrati ordinari dichiarati idonei nel concorso bandito a ottobre 2023, per permettere un’operatività anticipata. Due slittamenti poi per due appuntamenti chiave della futura giurisdizione: passa al 18 ottobre 2026 il debutto del nuovo Tribunale per persone, minorenni e famiglie e partirà dal 31 ottobre 2026 il nuovo pacchetto di competenze dei giudici di pace, mentre a venire soppresse sono le nuove prerogative del giudice di pace in materia tavolare (per esempio, contratti stipulati da notaio che consentono il trasferimento di proprietà di un immobile per il quale una banca ha concesso finanziamento garantito da ipoteca).