di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 luglio 2026
Avs: “Portare fino a quattro mesi il trattenimento dei migranti significa normalizzare la compressione della libertà senza risolvere nulla”. Rischia di essere il secondo tempo del decreto Sicurezza, varato al fotofinish quando mancavano ventiquattr’ore alla scadenza a causa delle divisioni interne alla maggioranza. Con tutta probabilità, infatti, anche il decreto che recepisce le nuove norme del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo andrà in aula a Palazzo Madama senza aver ricevuto il mandato ai relatori, con la possibilità che si trasformi nel solito decreto omnibus. Il testo si trova in commissione Affari costituzionali al Senato, va convertito entro l’11 agosto e deve essere approvato anche alla Camera, ma a ieri sera l’esame era fermo ai primi articoli del provvedimento, quando le opposizioni hanno presentato oltre 500 emendamenti. Al ritmo attuale, dunque, è improbabile che si possa terminare l’esame senza portare il decreto in scadenza: le modifiche andranno votate tutte in aula, e su alcune non c’è accordo nella maggioranza.
I fari sono puntati in particolare su due emendamenti avanzati da Fratelli d’Italia riguardo alle intercettazioni nel corso delle indagini: il partito della premier vorrebbe estendere il loro utilizzo anche ad altre indagini in caso di particolari, come richiesto dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Ma sul punto Forza Italia è pronta a votare no, in forte contrarietà con le “intercettazioni a strascico”. Divergenze che nel clima da lunghi coltelli che si respira in maggioranza possono deflagrare.
Meloni non ha affatto gradito, per usare un eufemismo, l’ostruzionismo dei forzisti. Ieri ne ha parlato con gli altri due vicepremier, e specialmente con Antonio Tajani, durante il vertice tenutosi a Palazzo Chigi. La sensazione è che verrà trovato un compromesso, anche per non mettere a rischio l’intero decreto e per evitare nuove spaccature palesi dopo quanto accaduto sulle preferenze a Montecitorio. Ieri sera non risultava presentato ancora nessun subemendamento dei relatori, Marco Lisei di FdI e Erika Stefani della Lega, per cui l’unica strada percorribile è rimasta quella dell’aula.
Allo stesso modo non era stato ancora depositato l’annunciato emendamento di maggioranza sui risarcimenti per chi commette reati, diventato prioritario a destra dopo il caso Roggero. La stessa norma peraltro è già contenuta nell’ultimo ddl Sicurezza annunciato dal governo, che non ha ancora iniziato il proprio iter, e anche in una proposta di legge depositata un anno fa da Fratelli d’Italia. Di per sé non c’entra nulla con la materia del decreto (come le intercettazioni, del resto), ma il provvedimento è diventato veicolo di un’insieme di strette securitarie.
L’ultima è stata inserita lunedì pomeriggio su proposta dei relatori di maggioranza: la proposta è di estendere i tempi del trattenimento dei migranti fino a quattro mesi (dall’uno attualmente previsto dal decreto) nel caso di pericolo di fuga, o se il migrante si rifiuta di collaborare alle procedure di rimpatrio o di allontanamento. “Portare fino a a quattro mesi il trattenimento dei migranti significa normalizzare una grave e sistematica compressione della libertà personale senza risolvere una sola criticità nella gestione dei flussi. È l’ennesima bandierina ideologica che sacrifica diritti e Stato di diritto per inseguire l’ormai nauseabonda retorica securitaria della destra”, ha commentato Marco Grimaldi di Avs. Ma tra le proposte della maggioranza ci sono anche quelle della Lega, che chiede una nuova stretta sui ricongiungimenti familiari e ha ritirato fuori dal cassetto anche l’introduzione del permesso di soggiorno a punti.









