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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 24 novembre 2022

Magistrati, professori e avvocati penalisti auditi in Commissione Giustizia del Senato : norma troppo vaga. Allo studio diverse ipotesi per modificare il testo: riduzione della pena massima; riferimento esplicito allo spaccio di stupefacenti; innalzamento a 100 persone dei partecipanti; aggiunta della parola “musicali” ai raduni.

Troppo vaga la norma con cui il governo ha introdotto il reato di rave party, con il rischio più che concreto che alla fine possa essere punita qualsiasi tipo di occupazione, se un questore o un prefetto vi veda un pericolo per l’ordine pubblico. Davanti alla Commissione Giustizia del Senato, punto di partenza dell’iter parlamentare del primo decreto legge del governo Meloni, sfilano i tecnici, 16 tra giuristi e professori.

E vanno giù duri sulle nuove norme che la maggioranza potrebbe parzialmente modificare in sede di conversione del decreto. Un accordo per alcune limature al testo si starebbe profilando tra le forze che sostengono il governo, a partire dalla pena massima di sei anni che verrebbe abbassata nella misura necessaria per evitare che sia possibile il ricorso alle intercettazioni. Ma il tempo stringe: lunedì scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione.

Questa mattina è stata la volta del Procuratore Nazionale Antimafia, Giovanni Melillo. “Ho aderito - ha detto - ad alcuni rilievi critici mossi dai magistrati di sorveglianza perché il decreto è scritto male. Nel senso che ci sono dei reati considerati sia dal primo comma bis, sia dal primo comma ter e non si capisce bene cosa dovrebbe fare il magistrato di sorveglianza...”.

Ieri invece era stata la volta del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia, il primo ad essere ascoltato dalla Commissione presieduta da Giulia Bongiorno. “La norma che introduce il criterio del pericolo per l’ordine pubblico, la salute pubblica e l’incolumità pubblica è troppo generica,” avverte. E per questa sua “vaghezza”, “rischia di non raggiungere il suo obiettivo: soprattutto non viene in alcun modo descritto il pericolo a cui fa riferimento”.

Anche il leader dell’Unione delle camere penali Giandomenico Caiazza ha puntato l’indice sulla “assoluta indeterminatezza” del nuovo reato: “il testo parla di tutto fuorché dei rave party,”. E se restasse così, potrà essere colpita “qualunque forma di assembramento riconducibile al concetto di ‘invasione’ di un terreno o di un edificio, per qualunque ragione che un qualunque Questore o Prefetto giudicherà ‘essere pericolosa per l’ordine pubblico”. Non solo: Caiazza, esprime “forti dubbi” sui requisiti di necessità e urgenza che dovrebbero giustificare il dl.

Le limature verso cui si starebbe indirizzando la maggioranza andrebbero nella direzione di “tipizzare” il reato per evitare appunto che le nuove norme si possano applicare all’occupazione di fabbriche, università e scuole. Una strada potrebbe essere quella di un riferimento esplicito allo spaccio di stupefacenti che indica tra i terreni di possibile accordo anche l’innalzamento a 100 persone della quota minima dei partecipanti al rave perché possa sussistere il reato. Un’altra ipotesi sarebbe aggiungere la parola “musicali” ai raduni “illegali” che si intendono colpire. E non è escluso che la maggioranza faccia tesoro dei suggerimenti arrivati dai tecnici. Intanto l’opposizione annuncia emendamenti contro una norma che ritiene incostituzionale.