di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 maggio 2025
La competizione tra Lega e Fd’I sul pacchetto penale continua a colpi di Ordini del giorno. Veloce e sicuro. Pochi minuti a disposizione di ciascun gruppo per le dichiarazioni, il voto nominale a prova di franchi tiratori e il dente è tolto: con 201 sì, 117 voti contrari e 5 astenuti, il governo ha incassato ieri alla Camera la fiducia sul decreto Sicurezza. Quella fiducia che, come ha rimarcato l’ex vice ministro degli Interni Matteo Mauri intervenendo per annunciare il no di tutti i deputati del Pd, “si mette - come le tagliole, i blocchi e tutti gli impedimenti che avete posto alla discussione democratica - quando non ci si fida della propria maggioranza”. Le competizioni tra le destre del governo hanno in effetti accompagnato tutto il percorso del provvedimento bandiera, prima con continui stop and go del ddl, e poi con un’improvvisa accelerazione sul carro della decretazione d’urgenza.
L’iter blindato del pacchetto che modifica 30 norme penali - con 14 nuovi reati, 9 aggravanti e 7 aumenti di pena - e “commina in totale 486 anni di prigione in più”, secondo il conto del capogruppo M5S in commissione Affari Costituzionali Alfonso Colucci, è proseguito poi con l’esame degli oltre 150 ordini del giorno, presentati perlopiù dalle opposizioni (66 dal Pd, 48 dal M5S, 10 da Avs, 7 da Iv, 7 da Az e uno dal gruppo Misto) ma non solo, in sostituzione degli emendamenti che gioco forza sono finiti nella pattumiera. Presumibilmente la seduta si è protratta fino a notte fonda, come previsto in vista delle potenziali 20 ore di discussione totali, ripartite in 8 minuti di tempo a disposizione per illustrare ciascun Odg. Il via libera finale della Camera, prima di passare la parola al Senato in seconda lettura, è previsto entro la fine della settimana.
Non paghi della nuova fattispecie introdotta nell’articolo 10 del decreto legge - quello che ha “equiparato l’occupazione abusiva di abitazioni all’omicidio colposo sul lavoro”, come fa notare Roberto Giachetti (Iv) che sceglie il sarcasmo quando chiede “non vi pare un tantino eccessivo?” - un Odg di Fratelli d’Italia impegna il governo ad ampliare la stretta “in modo da assicurare un’applicazione generalizzata dell’istituto e rafforzare maggiormente la tutela del patrimonio immobiliare”. Un altro estende l’aggravante prevista per chi usa violenza contro un pubblico ufficiale anche ai conducenti di taxi e bus, e un altro ancora si occupa di sedare a colpi di galera gli atti di violenza contro gli arbitri.
La Lega invece torna con un classicone del suo repertorio: la castrazione chimica. Mentre Forza Italia insiste per rimodulare le norme sulla custodia cautelare in nome di quel garantismo tradito con un pacchetto che, per usare le parole del pentastellato Colucci, “applica un diritto penale dell’autore” che “individua categorie di cittadini”, ed è espressione di un “panpenalismo selettivo e propagandistico che punisce la persona in base alla propria condizione e non in base alla propria condotta”, come dimostra l’accanimento “contro il migrante, il detenuto, il rom, il manifestante, il disobbediente…”. Una posizione che, non senza qualche ragione, provoca la reazione del forzista Bellomo per il passaggio epocale dei 5S “dai più grandi giustizialisti ai più grandi garantisti”. Non è mai troppo tardi, però.
La fiducia “potranno darvela i vostri deputati silenti - non li abbiamo mai sentiti aprir bocca - ma non ve la daremo certo noi e, soprattutto, ve la toglieranno i cittadini e le cittadine italiane”, scommette Filiberto Zaratti, della commissione Affari costituzionali, dichiarando il no di Avs . “Niente sarà più come prima”, prevede la capogruppo dem Chiara Braga preparandosi alla seduta notturna. Contro la nuova “legge truffa”, “frutto delle forzature di una destra arrogante e pericolosa”, “ci opporremo - promette - con tutti gli strumenti a disposizione delle opposizioni”.











