di Luciana Cimino
Il Manifesto, 20 marzo 2026
I meloniani vogliono rendere i Cpr più simili alle carceri. Cpr come carceri e videosorveglianza ovunque. Dopo il referendum si aprirà la partita del decreto sicurezza. La misura cardine delle destre è diventata quasi un decreto omnibus che contiene di tutto. L’asse che lo tiene insieme è l’estensione degli strumenti repressivi. Nessun passo indietro su zone rosse e fermo preventivo di 12 ore per chi ha precedenti di disordini durante i cortei. Tuttavia la rivalità con il generale Vannacci ha messo in competizione le forze di governo, piuttosto che unirle.
Oltre a quattro proposte unitarie (targate Fdi, Lega, Fi, Nm) sono state presentate anche quelle dei singoli gruppi, mai così tante: 42 dai meloniani, 47 dagli azzurri, 9 da Noi Moderati. E 25 dalla Lega, che alza l’asticella della deriva poliziesca. Il partito della premier ha quindi presentato i suoi emendamenti per non essere da meno. Uno, presentato con il Carroccio e il resto della maggioranza, prevede un compenso per gli avvocati che convincono i loro assistiti a essere estradati che verrà corrisposta, puntualizza la relazione tecnica, “ad avvenuto rimpatrio”. Il Viminale e il Consiglio nazionale forense lavoreranno insieme con l’obiettivo di incentivare economicamente i difensori che faranno firmare ai migranti la proposta di rimpatrio volontario. Ma non basta, perché l’intenzione è quella di evitare qualsiasi aiuto alle persone che arrivano in Italia. Quindi una misura è espressamente pensata per evitare il ripetersi di casi come quello di Ravenna, dove diversi medici sono stati indagati (e tre sospesi per 10 mesi) per aver dichiarato l’inidoneità dei reclusi nei cpr al rimpatrio. Per i meloniani questa eventualità deve essere tagliata alla radice, quindi hanno proposto lo slittamento delle visite mediche che non saranno più preventive ma fatte dopo l’ingresso nel centro, come funziona nelle carceri.
Non si arresta neanche la propaganda sulle baby gang che porta con sé un ulteriore inasprimento delle pene per i minorenni trovati in possesso di un coltello. Al momento sono previsti tre anni di reclusione: Fdi punta ad arrivare a quattro con un aumento della pena di un terzo se il ragazzo viene trovato in “contesti di aggregazione giovanile tali da determinare un concreto pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza urbana” o se il fatto avviene di notte o “in contesti urbani”. Secondo HuffPost non è escluso che venga riproposto l’abbassamento della soglia di imputabilità a 12 anni a cui salviniani e meloniani non vorrebbero rinunciare.
Le altre modifiche di FdI al testo del decreto riguardano le forze dell’ordine che verrebbero dotate di “nuovi strumenti tattici per la gestione delle manifestazioni e il contrasto ai disordini”. Come le pallottole di vernice colorata per “marcare” i presunti manifestanti violenti e le capsule al peperoncino per disperdere i cortei. Inoltre se l’autore di un reato dovesse ferirsi mentre lo compie (non solo i ladri ma anche i manifestanti irruenti) non sarà risarcito. Se durante le proteste saranno danneggiate “in tutto o in parte, cose mobili o immobili altrui” si verrà puniti con la reclusione fino a cinque anni e con una multa fino a 10mila euro. Se “il fatto è commesso da più persone riunite, la pena è aumentata”. Non mancano altri fondi alla polizia municipale che la destra vorrebbe rafforzare con una dotazione di 48 milioni di euro.
E videosorveglianza ovunque: anche negli asili nido o nelle strutture per anziani per “contrastare condotte violente, abusive o comunque pericolose nei confronti di minori e persone fragili” con algoritmi collegati all’Ia. Anche in questo caso non è la prima volta che vengono proposti sistemi di telecamere in passato accantonati per questioni, evidenti, di privacy. Dai senatori meloniani anche un emendamento per estendere le misure già previste dal dl nei casi di lesioni a personale ferroviario, dirigenti scolastici e docenti anche ai conducenti e al personale del trasporto pubblico locale.











