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dai detenuti della redazione di Radio Rebibbia - Jail House Rock

Il Dubbio, 29 maggio 2025

Chi ascolta questa radio, ormai sa bene cosa significhi vivere in carcere, vivere a Rebibbia. E non servono molte altre parole per spiegar loro cosa possono significare otto anni, altri otto anni da passare dentro queste mura. Perché parliamo di otto anni in più di carcere? Perché questa è la pena massima prevista dal nuovo decreto sicurezza per chi, già privato della libertà, si oppone ad un sopruso. Pene pesantissime per i detenuti anche per tranquille forme di protesta pacifica, che ora, inventandosi una nuova espressione, il governo definisce “resistenza passiva”. Basterebbe insomma contestare un ordine sbagliato di un agente per essere puniti.

Stiamo parlando del decreto che è appena passato alla Camera con un voto di fiducia e sta per essere approvato al Senato. E che sarà approvato così com’è se nessuno lo fermerà, se nessuno proverà a fermarlo. Aggraverà le pene per tutti, diventerà impossibile manifestare dissenso ovunque in questo paese. Qui in carcere, significherà dover accettare tutto. Sempre. E a quei “benpensanti” pronti a sostenere che chi è recluso deve solo obbedire, ricordiamo che se alcuni di noi, alcuni detenuti oggi sono ancora qui, vivi, è solo perché, pochi anni fa, quando esplose il Covid, tanti carcerati scelsero di alzare la voce. Scelsero di protestare, e di protestare fino a che le autorità non si occuparono del virus nelle carceri. A volte, insomma, il dissenso salva le vite.

Noi, ovviamente, non saremo in piazza il 31 maggio a Roma, quando tutti coloro che si oppongono alle norme, faranno sentire in modo democratico e pacifico la loro voce, proveranno a farla sentire. Non ci saremo, non potremo esserci, sperando che tanti però ci vadano al nostro posto. E sperando soprattutto che quelle voci siano ascoltate.