di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 10 agosto 2025
Intervista al commissario straordinario all’edilizia penitenziaria: la misura servirà a “recuperare dignità, sicurezza e funzionalità. Valutiamo lo spostamento dei detenuti in siti più moderni”. Lo paragona ad una “matrioska”, un incastro di interventi vecchi e nuovi, “in collaborazione con Dap, Giustizia Minorile e Mit, sotto la regia di Palazzo Chigi”. Per “una risposta strutturale al sovraffollamento”. Atteso da mesi, preceduto e seguito da critiche, il piano per l’edilizia penitenziaria approda in Consiglio dei Ministri con l’ambizione di “non costruire solo celle, ma recuperare dignità, sicurezza e funzionalità”, assicura il commissario straordinario all’edilizia penitenziaria, Marco Doglio.
Lo paragona ad una “matrioska”, un incastro di interventi vecchi e nuovi, “in collaborazione con Dap, Giustizia Minorile e Mit, sotto la regia di Palazzo Chigi”. Per “una risposta strutturale al sovraffollamento”. Atteso da mesi, preceduto e seguito da critiche, il piano per l’edilizia penitenziaria approda in Consiglio dei Ministri con l’ambizione di “non costruire solo celle, ma recuperare dignità, sicurezza e funzionalità”, assicura il commissario straordinario all’edilizia penitenziaria, Marco Doglio. Anche “attraverso una valorizzazione immobiliare su vasta scala”, scandisce a IlSole24ore il manager chiamato da Cassa Depositi e Prestiti per accelerare le procedure.
Commissario, facciamo chiarezza sui numeri dei posti disponibili subito e sui costi?
9.696 nei prossimi tre anni in 60 interventi edilizi, per un costo stimato in 758 milioni, in larga parte già coperto. A questi si aggiungono ulteriori 5.000 posti previsti con operazioni di valorizzazione e trasformazione degli istituti non più funzionali, con l’obiettivo di creare nuovi posti tramite la costruzione di nuove carceri o l’ampliamento di quelli attuali, portando la risposta complessiva al fabbisogno a circa 15.000 posti detentivi.
Nuove carceri, da costruire dove? Si ipotizza anche la vendita di istituti storici? Idea esaminata in passato da Cdp?
Si parla di valorizzazione e trasformazione, non di vendita. Stiamo realizzando un censimento- ad esempio dei vincoli catastali - per carceri importanti in centro città o con vista mare, potenzialmente oggetto di valorizzazione urbanistica. Stiamo poi valutando la possibilità di spostare i detenuti in siti più moderni, limitrofi ad altri istituti. Noi prepariamo il terreno, il resto in un secondo momento. Anche una riflessione sui fondi immobiliari: come esistono per studentati e Rsa, potrebbero esserci per le carceri.
Intanto quali e quanti saranno i posti disponibili subito, previsti nei 21 interventi programmati su 60?
Nel primo semestre 2025 sono stati già recuperati 305 posti, entro la fine dell’anno saranno 1.472. I 60 interventi saranno 37% al Nord 37%, 22% al Centro, 42% al Sud. I principali interventi sono di ampliamento di strutture esistenti a San Vito al Tagliamento (PN), Forlì e Roma Rebibbia (Mit), Napoli Poggioreale (Dap) e Reggio Calabria Arghillà, programmazione del Commissario. Ma anche Monza, Pavia, Voghera ecc.
Un piano per più posti, ma il carcere non è solo contenitore, come ha ricordato il Presidente della Repubblica…
Il piano tiene conto anche degli spazi trattamentali, lavorativi, educativi. Tuttavia, la priorità richiesta è emergenziale ed è quella di permettere ai detenuti di vivere in un ambiente dignitoso. Nel medio periodo, la strategia del piano è realizzare strutture modulari, sicure e moderne, dove gli spazi per la rieducazione siano parte integrante.
È stata criticata la previsione di prefabbricati negli spazi aperti degli istituti, per lo più dedicati allo sport...
Le critiche sono comprensibili, ma spesso basate su esperienze passate in cui non vi era sufficiente controllo qualitativo. I moduli previsti oggi sono evoluti, testati, dotati di tutte le garanzie igienico-sanitarie, di sicurezza e durata. Si tratta di una soluzione pragmatica per risposte rapide, senza rinunciare alla qualità. I moduli saranno collocati entro i perimetri esistenti, con l’obiettivo di garantire gli spazi vitali secondo gli standard internazionali.
Servirà personale in più…
È oggetto di confronto con il Dap.
Il piano era atteso da mesi. Perché questo ritardo?
È stato oggetto di una ricognizione tra diversi soggetti attuatori. Si sono poi delineate le linee operative di intervento attraverso la collaborazione con Invitalia, Cdp e Anac. Inoltre, l’approvazione del programma, avvenuta il 9 luglio, ha scontato le tempistiche consuete per l’acquisizione dei concerti delle amministrazioni. Oggi siamo orgogliosi di presentare un piano concreto, attuabile in tempi brevissimi.
Ha visitati degli istituti penitenziari?
Sono stato in quelli del Lazio e della Lombardia: il confronto con le strutture penitenziarie ha permesso di raccogliere osservazioni preziose per l’allocazione fisica dei nuovi posti.
In sintesi, ristrutturazioni, nuovi moduli e valorizzazione immobiliare?
Il sistema penitenziario italiano ha un deficit strutturale di 15.700 posti. Il piano punta a colmare questo gap con 9.696 posti da realizzare nel triennio (1.472 nel 2025, 5.914 nel 2026 e 2.310 nel 2027). A questi si aggiungono 5.000 ulteriori posti grazie alla valorizzazione e trasformazione di istituti nelle principali città. L’approccio è: nuovi moduli, ampliamenti, ristrutturazioni e operazioni immobiliari su larga scala.











