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di Ilaria Carra

La Repubblica, 7 settembre 2023

Il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano interviene sul decreto del governo che vuole punire anche le famiglie che non li mandano a scuola. “Punire ragazzi troppo giovani è follia pura: per quanto possano aver commesso atti violenti la loro coscienza forse non è nemmeno nata. È come voler penalizzare una situazione senza volerla davvero risolvere”. Don Claudio Burgio è cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e fondatore della comunità Kayros, che accoglie minori provenienti dal carcere e da difficili condizioni familiari. Con il disagio giovanile, quindi, ha a che fare ogni giorno.

Don Burgio, il governo sta mettendo a punto un decreto che inasprisce le pene per gli adolescenti e per le famiglie che non li mandano a scuola. È il modo adeguato per affrontare la povertà educativa e la criminalità minorile?

“La mia visione è che sotto i 18 anni i ragazzi sono comunque adolescenti, non sono davvero formati, e le vere responsabilità non sono quasi mai dei ragazzi ma molto degli adulti. C’è una cultura che non li aiuta a crescere, siamo noi a spingerli in un contesto di dittatura del profitto e a dover essere sempre a mille, a dover sempre performare”.

Come si devono prendere questi ragazzi per recuperarli?

“La parola d’ordine è educazione, il mondo della famiglia e della scuola vanno supportati con vigore. La dispersione scolastica ha ripreso a essere intensa: per quanto ci si stia sforzando a sperimentare, il mondo della scuola è ancora troppo incentrato sul profitto e sulla meritocrazia ed è chiaro che le fasce più svantaggiate non riescono a stare a quel passo. Deve esserci un impegno diverso sulle nuove generazioni”.

Che interventi suggerirebbe?

“La scuola non può restare ancorata ai programmi didattici, ma deve diventare una seconda famiglia dove legami e relazioni siano incrementati e custoditi. Le possibilità che non ci sono in famiglia devono passare dalla scuola. Quindi bisogna avere insegnanti formati anche per entrare in empatia con i giovani, per entrare nel loro tessuto. Io lo vedo con i miei ragazzi, spesso sono analfabeti dal punto di vista emotivo e sentimentale, vanno introdotti pedagogisti e figure di supporto agli insegnanti”.

Ci fa un esempio della sua esperienza quotidiana?

“Ho ragazzi che a furia di punizioni e Daspo sono diventati imputati a tutti i costi ma così non li si aiuta a rielaborare e a capire il disvalore di quel che hanno fatto. Si incattiviscono ancora di più. Anche perché molti arrivano già da contesti svantaggiati, hanno un’avversione verso uno Stato che non riconoscono e formano una “società tra pari” dove le regole se le fanno loro, la morale pure e le forze dell’ordine sono dei nemici. È come entrare in guerra. Invece con un dialogo paziente, profondo, qualche risultato lo si ottiene”.

Meno pugno duro e più supporto educativo quindi...

“Capisco la spinta repressiva, sono successi fatti gravi. Non dico che non ci debbano essere conseguenze, ma solo punire non fa evolvere un pensiero critico. Bisogna andare oltre questa prospettiva riduttiva. Incrementare anche un aiuto tra le famiglie con gruppi di mutuo aiuto in cui si impari a dialogare. E poi nei quartieri più difficili, terre di confino e di confine, serve una rete di spazi pensati per i ragazzi. Un’altra cosa, poi, aiuta anche se ritenuta obsoleta”.

Quale?

“Si dimentica l’educazione di strada, uno strumento che permette di avvicinare i ragazzi laddove vivono, i giovani problematici vanno intercettati dove abitano anche nei momenti informali. Quindi più educatori di strada, non solo formati tecnicamente. Serve cuore”.

Si pensa a rafforzare i presidi delle forze di polizia, serve?

“Non sono contrario, ma deve essere una presenza non solo repressiva. Io vedo che i ragazzi vivono l’autorità come esercizio di potere, e così non li si aiuta. Gli agenti penitenziari del carcere minorile sono formati anche per ragionare con loro, per parlarci, per dialogarci. Se no, ancora una volta, la repressione diventa un alibi per opporsi e ricorrere alla violenza”.