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di Federico Genta

La Stampa, 2 settembre 2025

L’appello del fondatore di Libera ai giovani: “Su guerre e ambiente ribellatevi al fatalismo e datevi da fare”. “Non è più il tempo delle parole. Servono gesti concreti, serve prendere posizione per denunciare le troppe contraddizioni su temi che non possono essere messi in discussione, quali la pace e la giustizia”. Quello di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, è un appello rivolto prima di tutto al governo italiano. Ma che si parli del dramma di Gaza o delle nuove tensioni intorno alla gestione dei migranti, l’invito ad agire abbraccia anche i giovani, perché “il futuro è qualcosa che dobbiamo costruire insieme”.

Questione palestinese, la politica italiana è ancora troppo attendista?

“Deve esprimersi in modo chiaro contro il massacro in corso, che diventa ogni giorno più grave con l’escalation militare decisa per espellere di fatto l’intero popolo palestinese dalla propria terra. Bisogna passare ai fatti. È necessaria una risposta concreta a livello europeo, con la sospensione degli accordi politico-commerciali che ci legano al governo di Israele, a partire dalla vendita di armi. Purtroppo, finora l’Italia si è dichiarata contraria. Dopo lo stato di grave carestia certificato dall’Onu, l’uccisione deliberata di giornalisti e persone in cerca di aiuto umanitario, mi chiedo cos’altro debba accadere per farci cambiare idea”.

In queste settimane abbiamo assistito alla mobilitazione dei sanitari e alla giornata di digiuno nazionale contro il genocidio...

“So che si tratta di gesti minimi, insufficienti e di breve durata. Eppure digiunare non è solo un atto di testimonianza, per stimolare la società a schierarsi. È una scelta che si appella alla fame profonda che ci abita in quanto esseri umani: la fame di infinito, di trascendenza, di un senso ultimo da dare alla nostra vita. Se ci lasciamo mordere interiormente da questo tipo di fame diventiamo più capaci di sentire il dolore altrui come fosse anche nostro. Rinunciamo al cibo per denunciare il dramma di tante persone e famiglie ridotte letteralmente alla fame, ma anche per esprimere la nostra fame ideale di pace e giustizia”.

Le tensioni in Medio Oriente, la guerra in Ucraina, quale futuro attende le nuove generazioni?

“Non c’è nessun futuro che le attende. Perché il futuro non è un tempo predeterminato, ma qualcosa che dobbiamo costruire insieme. L’avvenire è la forma che diamo al tempo che ci è dato abitare. Questo vorrei dire ai giovani: non aspettate. E non perdete le vostre speranze. Ribellatevi al fatalismo e datevi da fare. Osate immaginare un tempo radicalmente diverso, che non risponde alla violenza con altra violenza, alle ingiustizie con abusi ancora maggiori. Studiate ma senza lasciarvi infarcire di teorie ammuffite, che raccontano le guerre come inevitabili, l’ambiente come inesauribile, le disuguaglianze come funzionali allo sviluppo. Opponetevi al riarmo, alle distruzioni ambientali, alle mafie, ai sistemi di produzione e consumo che umiliano i diritti delle persone”.

L’emergenza umanitaria riaccende i riflettori sui migranti. Che effetto le fanno le immagini della Guardia costiera libica che spara contro le navi delle Ong impegnate nel Mediterraneo?

“Provo un’immensa rabbia e vergogna. Sappiamo che le navi e le munizioni dei libici sono frutto anche dei finanziamenti italiani alle autorità di quel Paese. Pur di appaltare alla Libia il lavoro sporco di contenimento dell’immigrazione, l’Italia si rende complice della violazione dei diritti umani di decine di migliaia di persone migranti, e degli attacchi contro i suoi stessi cittadini impegnati a salvare i naufraghi. Su queste barche di salvataggio, delle Ong come quelle della Global Sumud Flotilla per Gaza, idealmente ci saliamo tutti a bordo, perché ci sentiamo corresponsabili verso le vite in pericolo, maltrattate e disumanizzate. Sono barche che salpano per salvare noi stessi e l’Europa intera dal naufragio della propria coscienza”.

Proprio i porti dove vengono consentiti gli sbarchi, spesso lontani giorni di navigazione, sono diventati strumento di campagna elettorale...

“È assurdo e inumano. Ci si accanisce contro chi salva le vite appellandosi a cavilli normativi studiati apposta per ostacolare i soccorsi. La legge della coscienza e la legge del mare, con le sue convenzioni internazionali, impongono di dare sempre la priorità alla messa in sicurezza delle persone. Dal ministero sottolineano che il soccorso è compito dello Stato, non delle Ong: bene. Però questo soccorso non è facoltativo, è un obbligo. E quando lo Stato si sottrae accadono tragedie come quella di Cutro, allora chiediamoci su quali basi di pura cattiveria si colpiscono le Ong e si respingono i migranti verso i lager libici, dove vanno incontro a torture e morte. Basta una briciola di consenso elettorale in più a giustificarlo?”.

Nel primo libro firmato da Papa Leone, il pontefice chiede “pace, verità e giustizia”. Quanto è importante, oggi, la sua testimonianza?

“Il messaggio del Papa è essenziale, e la sua voce certamente credibile. Anche la scelta di rivolgersi “alla Chiesa e al mondo” è fondamentale, nel solco del pontificato in uscita di Francesco. Speriamo che Leone, rispetto al suo predecessore, possa trovare orecchie più attente fra i potenti della Terra. Perché sappiamo che pace, verità e giustizia in Medio Oriente varrebbero oro, ma sono oggi sepolte nel fango sotto tonnellate di macerie”.