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di Gabriella Cantafio

vita.it, 21 giugno 2024

In un libro e in un podcast la storia del cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano che ha realizzato la comunità Kayros. Alle porte di Milano, nel comune di Vimodrone, c’è un luogo magico in cui gli errori vengono trasformati in opportunità. A decretare il livello di difficoltà per recuperare la propria libertà sono i colori delle quattro case: arancione, giallo, azzurro e verde. Come la speranza che, oltre 20 anni fa, ha guidato Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, verso la realizzazione della comunità Kayros, dove attualmente accoglie circa 50 ragazzi, tra i 14 e i 25 anni. Soprattutto in quest’epoca in cui la criminalità giovanile inonda le pagine di cronaca, tutti li considerano ragazzi difficili che finiscono dietro le sbarre per crimini più o meno gravi, ma, come ribadisce la scritta all’ingresso: Non esistono ragazzi cattivi.

Ci tiene a ribadirlo Don Claudio Burgio: “Nessun ragazzo nasce cattivo, talvolta la cattiveria è una maschera che indossano per reagire a una fragilità causata dall’assenza di una figura genitoriale, dal disagio tipico dell’adolescenza, aggravato da una quotidianità vissuta in strada senza modelli di riferimento, tra malessere e sfiducia”.

Don Claudio Burgio “Nessun ragazzo nasce cattivo” - Fiducia è, infatti, la parola chiave attraverso cui il prete tende la mano ai ragazzi. “Il nostro tentativo è quello di puntare più sulla libertà che sulle regole”: così si legge nel sito di presentazione della comunità Kayròs. E Don Claudio lo mette in pratica ogni giorno, senza minacce e sanzioni, stimolando la responsabilità di ogni ragazzo. “Lasciamo i cancelli aperti, giorno e notte, mettiamo in atto la sfida della libertà per far capire loro che non sono in carcere, ma devono saper scegliere il loro bene. La nostra iniezione di fiducia favorisce grandi cambiamenti” spiega Burgio che di recente ha pubblicato il libro Non vi guardo perché rischio di fidarmi (Edizioni San Paolo), in cui racchiude storie di cadute e resurrezione dei “suoi” ragazzi.

Calcio, cucina, teatro, ma soprattutto musica: sono tante le attività che scandiscono le giornate dei ragazzi all’interno della comunità, permettendo loro di riscoprire passioni e sviluppare competenze con cui costruire il proprio futuro. Di recente, negli spazi di Kayros, è stato inaugurato uno studio di registrazione musicale, donato dal gruppo Sugar, ed è stata fondata l’etichetta musicale Kayros Music. “Il periodo adolescenziale è caratterizzato un po’ per tutti da una scarsa verbalizzazione, ancor di più in casi di disagio. Attraverso la musica rap, i nostri ragazzi riescono ad esprimere le proprie emozioni, il proprio vissuto. E, a volte, con i loro brani scalano le classifiche, come nel caso di Baby Gang” commenta Don Claudio.

Le voci di alcuni di questi ragazzi - come per esempio Bryan e Andrew, grandi amici che la notte di Natale del 2022 hanno preso una decisione fondamentale per il loro futuro: il primo è evaso dal Beccaria, l’altro è rimasto, per poi ritrovarsi insieme in comunità, mesi dopo; Adam e Cuba, che riempivano le proprie notti con risse, furti e rapine, prima di trovare la propria strada - sono protagoniste anche del podcast della giornalista Gabriella Simoni, Quei cattivi ragazzi, prodotto da Chora Media, disponibile dal 13 giugno in sei episodi.

Da trent’anni inviata di guerra del TG5 nonché assidua frequentatrice di Kayros, dove ha instaurato un rapporto di fiducia e amicizia con i ragazzi, gli educatori e le educatrici, Simoni è pienamente d’accordo con Burgio nel sottolineare l’importanza del dialogo, inteso come capacità di ascolto, che, senza giudizi e pregiudizi, libera l’adolescente dalla paura della propria fallibilità e lo introduce a una vera conoscenza di sé stesso.

“Così riusciamo a superare la diffidenza che questi ragazzi, istintivamente, nutrono nei confronti di tutti gli adulti”, afferma Burgio, “dimostrando che non è con l’inasprimento delle pene che si aiuta un adolescente a fuoriuscire dal circuito penale. Non è una legge più severa che può fare da

deterrente per combattere la criminalità giovanile, come non è la paura dell’arresto, il terrore del carcere che può scoraggiare un ragazzo dal commettere reati. Un giovane cambia se si sente investito di fiducia, se incontra qualcuno che crede in lui e offre opportunità reali di rinascita”.

Proprio ciò che avviene all’interno della comunità, dove, attuando la pedagogia del perdono, si cerca di coinvolgere le agenzie educative per scrivere insieme nuove pagine di vita, cogliendo il momento opportuno, il Kayros appunto.