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di Linda Laura Sabbadini

La Stampa, 27 maggio 2023

Siamo in tempi in cui l’indifferenza alle diseguaglianze sociali ed il cattivismo sembrano più di moda, celati dalla celebrazione di una malintesa supremazia del merito, nell’accezione di sterile competitività. Proprio in questi tempi l’empatia, la cura e la pratica permanente di Don Milani per una scuola per tutti, ripropongono una strategia educativa inclusiva attuale, per cui solo in un ambito in cui si avanza tutti, il merito assume il suo vero spessore.

“Su una parete della nostra scuola c’è una scritta grande, I care. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “mi importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto fascista me ne frego”. È questa la filosofia di Don Lorenzo Milani. Il messaggio che ha lasciato è potente, di grande senso civico. Un messaggio forte per una vera democrazia che deve basarsi su libertà, partecipazione, crescita culturale di tutti, nessuno escluso.

Quando ero piccolina avevo una grande insegnante, la Rozzera, mi pare si chiamasse, che ci faceva leggere le pagine di Lettera a una professoressa di Don Milani e i ragazzi della scuola di Barbiana. Quelle lezioni mi sono rimaste scolpite nel cuore. Una lezione di vita sull’attenzione agli ultimi. Don Milani voleva che crescesse la consapevolezza di sé nei più poveri, negli ultimi. Voleva che questi crescessero culturalmente, attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla scuola, per affermarsi nella società. Ma denunciava l’incapacità del sistema scolastico di farlo. “Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati, allora sostenete che Dio abbia fatto nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi”. Eh sì, voi che non li capite, che non riuscite a interpretare i loro bisogni, voi che non sapete comprendere la loro situazione. Oggi come ieri. Voi che non avete un metodo per applicare l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza sostanziale e non ve ne importa di forgiarlo. Don Milani ha voluto sperimentarlo, e ci è riuscito brillantemente, raggiungendo risultati straordinari con i suoi ragazzi di Barbiana. Li ha resi protagonisti in un percorso di vero e proprio riscatto. E ha dedicato la vita agli ultimi e a farli crescere. Anche attraverso una didattica che parte dalla realtà, dal vissuto di ciascuno, trasformando l’esperienza scolastica in una vera e propria community solidale che cresce insieme.

Per questo contestava i voti, le bocciature, perché sosteneva che obiettivo primario della scuola dovesse essere formare davvero, fornendo agli ultimi gli strumenti per essere consapevoli, motivati, competenti. La selezione fine a sé stessa con i suoi cattivi meccanismi, portava facilmente i figli dei poveri all’uscita definitiva dal sistema scolastico. Era un modo provocatorio di sottolineare l’importanza prioritaria dell’educare, prima del selezionare. È forte il suo pensiero pedagogico. Il ruolo del maestro con la M maiuscola, quasi un maestro di vita, è quello di trasmettere passione, amore per lo studio, la conoscenza, guidare nella valorizzazione dei percorsi e delle attitudini individuali. Un maestro vero, forte. Pierpaolo Pasolini lo applaudiva con entusiasmo. Tullio De Mauro ne esaltava i meriti.

Tante cose sono cambiate da allora. La situazione è sicuramente migliorata. Ma durante il percorso scolastico continuiamo a perdere tanti, tanti bambini. Dispersione scolastica di bimbi e ragazzi poveri. E dobbiamo assolutamente occuparcene, come faceva Don Milani. Lo fanno molti insegnanti che combattono sul campo nelle situazioni più difficili. Se ne occupano organizzazioni no profit e associazioni per il benessere dei bambini. Ma abbiamo bisogno di vere e proprie azioni di sistema. Non di eroi. Più nidi che servono più ai figli dei poveri che a quelli dei ricchi e che mancano proprio nelle zone più povere. Più tempo pieno. Più formazione per gli insegnanti.

Più scuole come comunità educanti. Più maestri e maestre che facciano crescere passione culturale, partecipazione, senso civico e di solidarietà. Come faceva Don Milani, maestro di democrazia. Il merito può arrivare solo dopo tutto ciò.