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di Maurizio Gelatti

La Stampa, 3 ottobre 2025

Le Giornate della Legalità in programma a Torino sino a domenica 5 ottobre ospitano giuristi, scrittori, docenti e artisti con lo scopo di combattere i luoghi comuni che nella nostra società alimentano l’intolleranza. Il programma 2025 pone l’accento su un argomento ancora troppo poco dibattuto: il diritto all’affettività in carcere. A parlarne, domenica 5 ottobre alle 11,15 nel contesto di “Portici della Legalità, in piazza Castello, è Donatella Stasio, autrice di “L’amore in gabbia - La ricerca della libertà di un reduce dal carcere”.

 Dal 2017 al 2022, è stata portavoce della Corte Costituzionale e ha scritto per trentatré anni di giustizia, istituzioni e politica. Amore in carcere: è davvero un ossimoro?

“Se guardiamo al carcere contemporaneo la risposta è sì perché è un luogo di non-amore. La gente si dimentica che l’amore è il fondamento della qualità dei rapporti etici, civili, politici disegnati dalla nostra Costituzione”. 

Il suo libro non è solo un’inchiesta ma anche un atto politico?

“È un atto politico quello di Gianluca, il protagonista del mio libro, che decide di raccontare una vita di deprivazioni affettive. Questa micro storia di amore in gabbia ci costringe ad affacciarci sulla storia più grande, di cui tutti noi siamo i protagonisti, e che è disseminata di una serie di gabbie nelle quali rischiano di finire i nostri diritti e le nostre libertà”.

È corretto parlare di diritto all’affettività e all’intimità?

“Sì e ce lo dice la Corte Costituzionale con la storica sentenza 10 del 2024 che riconosce espressamente questo diritto”.

La situazione delle carceri oggi in Italia è drammatica. Quale può essere la strada per risolverla?

“Basterebbe pensare al carcere come a un servizio che “accompagna” le persone. In prigione entra la persona, non entra il reato”.

Sarà alle Giornate delle Legalità insieme a Simonetta Fiori che parlerà del suo libro “Le appassionate”, scritto con Maria Novella De Luca, che narra la storia di donne rivoluzionarie. Perché?

“Entrambi i libri attraversano storie personali e parlano di diritti, puntano sulla testimonianza diretta dei protagonisti per raccontare rivoluzioni silenziose, dolorose, faticose. È quasi naturale accostarli”.

 

Lei è stata responsabile della comunicazione e portavoce, con sei diversi presidenti, della Corte Costituzionale, che è il più importante organo di garanzia: come ha vissuto questa responsabilità?

“Lavoravo per far conoscere l’importanza della Corte: un organo fondamentale di controllo e di garanzia dei diritti, soprattutto di chi il potere non ce l’ha”.