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di Carlo Bellotto

 

Il Secolo XIX, 5 settembre 2019

 

"Il magistrato che ha rigettato la richiesta di permesso al detenuto Donato Bilancia ha basato ogni sua considerazione sulla relazione di sintesi risalente a 15 mesi prima delle sue decisioni e non tenendo in considerazione altri aspetti, tra questi le considerazioni e le valutazioni molto positive espresse dal cappellano del carcere Due Palazzi di Padova, dov'è recluso".

Queste le motivazioni alla base del reclamo al tribunale di Sorveglianza di Venezia contro la sentenza del magistrato Tecla Cesaro del Tribunale di Sorveglianza di Padova che ha negato il permesso al serial killer di poter incontrare un bambino disabile che lui sta aiutando anche economicamente. Vengono citati nel ricorso i miglioramenti registrati dal detenuto, il suo percorso di crescita, di maturazione e di contestuale revisione critica del suo passato.

Viene inoltre contestato che un percorso terapeutico che dovrebbe essere garantito a detenuti reclusi per reati gravi non è mai stato garantito a Bilancia. Che ha deciso di avviare, in modo autonomo e a sue spese, questo percorso, rivolgendosi a professionisti tra i più accreditati. Il tutto è stato soggetto ad autorizzazioni che hanno ritardato i tempi di avvio. Inoltre nel ricorso viene contestata la presunta pericolosità sociale che si manifesterebbe durante la visita del detenuto, sotto scorta, all'istituto dov'è ricoverato il bambino disabile: una valutazione definita dal legale di Bilancia "illogica e contraddittoria" vista la presenza della scorta.

Si chiede al tribunale al tribunale di Sorveglianza di Venezia di concedere la visita di Bilancia all'Opsa di Sarmeola, dove vive il piccolo al quale lui versa 190 euro al mese detratti dalla sua pensione per garantirgli la frequenza a scuola, o in via subordinata di essere autorizzato a contattare il difensore dei congiunti (il marito e la figlia) di una donna che lui uccise. Ora si attende la decisione del tribunale veneziano che si riunirà collegialmente.