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recensione di Marcello Pesarini

Ristretti Orizzonti, 6 aprile 2022

Una storia patriottica e una storia contro la guerra, allo stesso tempo. Le 309 pagine scritte, raccontate, documentate da Sara Reginella per Exorma Edizioni, informano raggiungendo il cuore e la mente degli ignari lettori europei.

Quanto avvenne in Ucraina fra il 2014 e il 2015, in quella che venne annotata sul black notes in Europa Occidentale come “episodi di terrorismo” nel Donbass e Lugansk a seguito della “rivoluzione democratica” di Euromaidan, fu l’insorgere di patriottismo e amore per il passato sovietico nelle popolazioni che non volevano sottostare al vento filo occidentale aiutato dalle mai sopite bande naziste?

Sara Reginella ce lo narra facendoselo raccontare nei territori devastati di confine. Ha incontrato più volte le milizie composte da uomini e donne che hanno abbandonato le loro occupazioni per difendere le loro terre, entra nelle loro sofferenze tanto da fare propri gli incubi, seguire ad occhi aperti e chiusi i mostri che crescono nella sofferenza, dagli arti mozzati, nelle creature che perdono la parola o la conservano solo sotto forma di grido.

Si innamora dei palazzi sovietici, talmente feriti e azzoppati da nascondere famiglie intere, parte in carne ed ossa, parte in fotografie, mostrate con orgoglio misto a dignità. Si innamora anche dei mercatini che sorgono spontaneamente a metà tragitto di una corriera spartana, in piena notte con tanto di rane che vivono nel loro habitat unico.

Si pone, da terapeuta e sociologa, la necessità di rendere leggibile il meccanismo attraverso il quale viene scatenato il dissidio in seno a una famiglia e poi in seno a un popolo: disparità di trattamenti, iniezione di dubbi e pulci nell’orecchio, poi costrizione di fatto a combattersi.

In queste stanze, estremamente serie, l’autrice svolge un compito alto di declinazione della pace: essa non può essere invocata azzittendo uno dei contendenti quando le cose sono precipitate, va preparata bandendo gli inganni, e per farlo si debbono abolire i sotterfugi rappresentati dal farsi tutelare da un gigante che non può essere buono come nelle favole, ma ci chiederà sempre più fedeltà, chiamata soggezione.

Ora Sara ama il patriottismo nato dal desiderio di rispondere al sopruso, ma i miliziani che sono stati rubati al loro lavoro, che sono fuggiti dall’incendio della Casa del sindacato di Odessa, la polizia Berkut che viene beffeggiata, accusata ingiustamente di presunti pestaggi ed infine rispedita, una volta sciolta, ad ingrossare le file dei disoccupati, non vogliono la guerra per la guerra, vogliono la pace.

L’amore per la pace e la vita salgono su col fiatone che Sara si ritrova dopo una serie di giorni di campi di battaglia, cani bruciacchiati che la annusano, persone vere e fantasmi che le indicano la via, arriva alla grande città dove si festeggia l’anniversario della fine della Grande Guerra Patriottica, la seconda guerra mondiale, il 9 maggio.

Troppo serena, bella, vivace questa Donetsk, per lei che si era ormai abituata a respirare in apnea vicino all’al di là, alle volte dentro.

Si concede la paura, la stanchezza, l’affetto per le belle giovani che camminano come modelle mentre portano i fiori e il loro amore alle famiglie veterane della Grande Guerra Patriottica.

Analizza con la necessaria freddezza le figure prive di sentimento che si esaltano col sangue, con l’odio, necessarie come i giganti che richiedono soggezione, ma proprio perché sa vedere, di abitante in abitante del Donbass, di volto in volto, la dignità, la pace, l’amore nelle nuove leve che hanno la fidanzata in Ucraina, ci parla di pace.

Una sequenza di sceneggiature da comporsi, di reportage, di leggende che vedono San Giorgio assieme alle stelle rosse, di analisi, di personaggi che se non possono fare, fanno fantasticando, e trasmettono vita a chi li ascolta, come il vecchio Maestro: questo e altro, “La guerra fantasma nel cuore dell’Europa”: forse ancora una speranza viva nell’umanità, non nei loro governanti, letto oggi, un anno dopo l’uscita?