di Livio Pepino
Il Manifesto, 2 giugno 2026
Immigrazione, appello delle assoluzioni, amnistia e indulto, basta con i pacchetti sicurezza: alcuni spunti per recuperare un approccio critico al penale. Dopo il referendum i problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione abnorme di migranti, marginali e dissenzienti restano inalterati. Un dato per tutti: il 31 dicembre 1970, i detenuti erano 23.190, oggi siamo a 64.436. Dunque il carcere e il penale sono raddoppiati, pur in presenza di una flessione dei reati, che hanno visto il loro tetto massimo nel 1991-92. E ciò sebbene in questi 55 anni il quadro di riferimento legislativo del processo penale sia profondamente mutato. Si può dire che è cambiato tutto. Eppure la situazione è questa.
Per molte ragioni. Due su tutte: una legislazione sostanziale che negli ultimi 30 anni si è arricchita di ben 300 leggi che hanno aumentato i reati o l’entità delle pene (con un record in questa legislatura, nella quale i delitti e gli aggravamenti pena introdotti sono stati addirittura 60) e una diffusa mancanza di cultura garantista, nella quale i magistrati siano valutati - e si valutino - non per i risultati (spesso contingenti) ma per il rigoroso rispetto delle regole, a cominciare da quelle che presiedono alla libertà delle persone.
Nel dibattito referendario il richiamo alle garanzie e a una “giustizia giusta” è stato abusato, sia dal fronte del sì che da quello del no. Sarebbe tempo di dimostrare che non era un richiamo puramente strumentale. Non lo farà certo questa maggioranza (che ha fatto del populismo penale il suo collante), ma, intanto, è auspicabile che l’attuale bagno di opposizione rinfreschi le idee alla sinistra e che il mondo dei giuristi riesca ad esprimere un fronte democratico ampio capace di richiedere una inversione di tendenza e di mobilitarsi per ottenerla. Per stimolare questo processo, non facile ma necessario, Volere la Luna e un ampio gruppo di associazioni rappresentative della cultura giuridica democratica hanno organizzato, il prossimo 6 giugno a Napoli, un incontro nazionale dal titolo “Per una svolta garantista nella giustizia penale. Mobilitiamoci!”.
Sarà un’occasione per ragionare su leggi, prassi e cultura e per verificare la possibilità di costruire un fronte di giuristi democratici coese su alcuni obiettivi, superando anche le incomprensioni e gli scontri referendari. Lo faremo cominciando da cinque temi che possono/devono essere affrontati subito: per il loro valore in sé e per il segnale che contengono, indipendentemente dalla praticabilità attuale di cambiamenti (che vanno, in ogni caso, preparati).
Mi riferisco ai seguenti interventi, richiamati nel manifesto introduttivo dell’incontro: 1) l’abbandono della logica dei pacchetti sicurezza, che ha animato anche il decreto legge 24 febbraio 2026 n. 23, convertito in legge il 24 aprile scorso; 2) un’amnistia e un indulto, comprensivi di fattispecie legate al conflitto sociale, sulla falsariga di quelli adottati con il decreto del presidente della Repubblica n. 283 del 1970 per chiudere, sotto il profilo penale, la stagione del ‘68 e dell’autunno caldo; 3) modifiche appropriate del testo unico sull’immigrazione che consentano percorsi di regolarizzazione di chi vive e lavora stabilmente in Italia (eliminando così situazioni che alimentano criminalizzazione e sfruttamento) e che assicurino, anche nei casi di trattenimento ed espulsione, i diritti fondamentali di chi vi è sottoposto; 4) la depenalizzazione e legalizzazione delle droghe leggere; 5) alcune modifiche del sistema processuale, anche rivedendo la disciplina delle impugnazioni e l’appellabilità, da parte del pm, delle sentenze assolutorie. È un elenco ambizioso e siamo ben consapevoli che l’attuazione anche di uno solo degli interventi prospettati non è cosa fattibile in quest’ultimo scorcio di legislatura e con questa maggioranza. Tuttavia non si tratta di un approccio irrealistico: perché i cambiamenti vanno preparati, prima di tutto nella cultura e poi con la condivisione di proposte specifiche e con una mobilitazione crescente.










