di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2020
Martedì il vertice di governo. Restano distanti le posizioni tra Pd e Cinque Stelle. È tutt'altro che stemperata la polemica sulla prescrizione all'interno della maggioranza. Ma, assodata l'entrata in vigore del blocco dopo il primo grado, ora la linea di scontro si sposta sul processo penale e sulle misure per dare concretezza alla asserita volontà di tutte le forze politiche di assicurare tempi certi ai giudizi penali.
Con un vertice già fissato per martedì prossimo, 7 gennaio, e con un paletto sostanziale messo dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, "quello che è uscito dalla porta non può rientrare dalla finestra".
E cioè: qualsiasi tentativo di resuscitare la prescrizione appena soppressa, deve essere accantonato. No secco quindi alla proposta Pd, cristallizzata nel disegno di legge depositato venerdì alla Camera e al Senato, per una semplice, seppure ampia, sospensione dei termini, nemmeno se scollegata dall'esito del giudizio di primo grado (come invece prevedeva la Orlando, che il temporaneo stop dei tempi lo contemplava solo in caso di condanna).
Ma no anche a quella prescrizione processuale, suggerita dal Pd, con decadenza dell'azione penale in caso di mancato rispetto dei (predeterminati) tempi di ogni grado di giudizio. Bonafede ha "concesso" al massimo una corsia preferenziale per lo svolgimento degli appelli di chi è stato prosciolto in primo grado e una forma agevolata di accesso al risarcimento per eccessiva durata, già previsto dalla Legge Pinto.
Proposta considerata indigeribile dal Pd e assolutamente al di sotto del necessario. Così sul tavolo restano in vista del summit le indicazioni messe a punto dal ministero della Giustizia nel disegno di legge di riforma del processo penale.
Dove si prevede una durata non superiore a 6 anni (3 per il primo grado, 2 per l'appello, i per la Cassazione, come stabilito dalla legge Pinto) per i procedimenti penali a più elevato tasso di complessità, per esempio quelli in materia di criminalità organizzata e terrorismo, ma anche i più gravi delitti contro la pubblica amministrazione e l'economia.
La durata, sempre nel penale, scende a 4 anni complessivi per i fascicoli di competenza del giudice unico, con l'ulteriore precisazione che, dal 2022, la durata complessiva scenderà ancora sino a 3 anni, 1 anno per grado di giudizio.
A 5 anni è prevista la durata per i residui giudizi attribuiti al tribunale in composizione collegiale. A presidio l'eventuale sanzione disciplinare per il magistrato che, per negligenza, non rispetti i tempi in più di un quanto dei fascicoli a lui assegnati.









