di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 28 maggio 2023
Sono da poco scoccate le 16 quando il capo dello Stato Sergio Mattarella, dopo la mattina trascorsa a Barbiana per i 100 anni dalla nascita di don Lorenzo Milani, arriva a Firenze per partecipare al Palazzo di Giustizia alla commemorazione dei 30 anni dalla strage di via dei Georgofili. Lo accolgono il sindaco di Firenze Dario Nardella, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il prefetto Francesco Ferrandino.
Nella notte, si è tenuta una fiaccolata nel luogo dove all’una e 4 minuti scoppiò l’autobomba, una Fiat Fiorino con 250 chili di tritolo, che causò una tremenda devastazione: 5 vittime, 48 feriti, 173 opere d’arte esposte agli Uffizi danneggiate e danni in un perimetro di 12 case nel centro cittadino.
Trent’anni dopo, la magistratura fiorentina (da allora in prima linea nelle indagini) ha organizzato nell’auditorium del Palazzo di Giustizia un momento di riflessione su quei fatti e su quella stagione in cui la mafia fece sanguinare il Paese con attentati e autobombe.
In mattinata, la premier Giorgia Meloni ha inviato un messaggio, anche a nome del governo, per commemorare la tragica ricorrenza: “Nessun fiorentino, nessun italiano, potrà mai dimenticare la strage dei Georgofili - ha scritto -. Così come nessuno potrà mai cancellare dalla memoria quegli anni così difficili per la nostra nazione, segnati da altri sanguinosi attentati e stragi”.
Fu, si legge ancora, “un feroce attacco allo Stato, una guerra dichiarata alla Repubblica per vendicarsi del carcere duro, una ferita gravissima inferta all’Italia e al suo patrimonio artistico e culturale”. Attraverso le sue parole, l’esecutivo intero ha rivolto “un pensiero commosso a tutti i familiari delle vittime”, rinnovando poi il ringraziamento “ai servitori dello Stato che, spesso nell’ombra e tra mille difficoltà, hanno lottato e lottano contro la mafia.
E che con il loro instancabile lavoro avvicinano sempre di più il definitivo tramonto della criminalità organizzata”. Nel messaggio, la presidente del Consiglio ha ricordato la “lunga scia di tenore di fronte alla quale il nostro popolo seppe reagire, dimostrando la forza della legalità e la solidità delle istituzioni”.
E messaggi di saluto sono arrivati anche dai presidenti del Senato Ignazio La Russa (si trattò, ha scritto, di “una scellerata violenza mafiosa”) e della Camera Lorenzo Fontana, che ha invitato a “difendere e coltivare sempre i valori della legalità e della giustizia”). Tutte le istituzioni hanno rivolto parole di sostegno e vicinanza a chi venne colpito direttamente da quegli atti efferati. Dal canto suo, l’Associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili, dopo tre sentenze di Cassazione, stima “che la verità giudiziaria penale è stata raggiunta al 90%”, ma che occorra “arrivare alla verità completa sui concorrenti morali, ovvero coloro che hanno suggerito, incoraggiato e rafforzato la volontà stragista di Cosa nostra nel 1993”.
L’impegno della magistratura “è tuttora doverosamente in atto”, assicura il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, durante la cerimonia al Palazzo di Giustizia. A suo parere, è un “compito che il tempo trascorso ha reso ancora più doveroso e urgente”, bisogna restare “coi piedi per terra, ma senza fermarsi, anche grazie ai molti elementi acquisiti anche recentemente, lo impone la straordinaria gravità di quei delitti, che sono imprescrittibili”.
Nel corso della cerimonia è intervenuta anche la presidente della Corte costituzionale Silvana Sciarra, osservando come l’inasprimento delle misure antimafia, a seguito della strage di Capaci, e la ricaduta delle stesse sul regime penitenziario, abbiano indotto la Consulta “a occuparsi anche di recente della condizione di quanti, detenuti per delitti connessi alla criminalità organizzata, avessero avviato un percorso di ravvedimento e reciso i legami con le organizzazioni”. Una strada che, conclude Sciama, non costituisce una “deviazione dal cammino originario”, che riconosce la conformità alla Costituzione di misure per contrastare la criminalità organizzata, quanto “piuttosto un cammino parallelo”.










