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di Fausto Carioti

 

Libero, 22 luglio 2021

 

Quello di Mario Draghi sarà anche il governo dell'amnistia? Il sospetto è sorto ieri mattina nell'aula di Montecitorio, mentre Marta Cartabia riferiva sui fatti avvenuti nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere (52 indagati tra agenti della Polizia penitenziaria e funzionari.

"Violenza a freddo" sui detenuti, ha sentenziato il ministro della Giustizia). Buona parte della sua relazione è stata dedicata alle carceri italiane, nelle quali, ha insistito, le condizioni sono difficili "per il sovraffollamento, la fatiscenza delle strutture, la carenza del personale e tante altre ragioni". Il numero dei detenuti era sceso, ma ora, ha avvertito il guardasigilli, "la situazione sta di nuovo peggiorando. Il solo carcere di Santa Maria Capua Vetere - una capienza regolamentare di circa 800 persone - vede ospiti 900 detenuti".

In realtà (dati del suo ministero, relativi al 30 giugno), la situazione in quella struttura è peggiore: a fronte di una capienza regolamentare di 806, i detenuti presenti sono 960. E così in molti altri posti. A Regina Coeli sono in 893, ma lo spazio sarebbe solo per 606. A San Vittore, costruito per ospitarne 743, se ne contano 858.

Nella Casa circondariale di Teramo sono rinchiusi in 355, esattamente 100 in più del massimo previsto. La soluzione studiata dal governo passa per il solito Pnrr, ossia i soldi in arrivo dall'Unione europea. Per l'edilizia carceraria si tratta di 132,9 milioni di euro, spalmati dal 2022 al 2026. "È prevista la costruzione di otto nuovi padiglioni, tra cui uno proprio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Altri sono a Rovigo, Vigevano, Viterbo, Civitavecchia, Perugia, Ferrara e Reggio Calabria", ha annunciato il ministro. Si è anche impegnata a risolvere "il problema, gravissimo, della diminuzione del personale".

I concorsi sono stati sbloccati e dunque "un po' di sollievo arriverà a breve", sebbene lei stessa ammetta che "non sarà sufficiente". Se assumere nuovo personale e formarlo non è cosa immediata, ancora meno lo è la costruzione di nuovi edifici. Ci vorrà tempo. Da qui, la possibilità che il governo intervenga in altro modo prima che aumentino le celle.

Federico Conte, avvocato e deputato di Liberi e uguali, lo ha chiesto parlando dopo il ministro: "Mentre ci apprestiamo a varare una riforma della giustizia epocale, ragioniamo anche su un provvedimento misurato e adeguato di amnistia e indulto".

Insomma, proprio l'arrivo dei finanziamenti europei e il cambio delle regole del processo penale (anch'esso fatto per adempiere al contratto siglato con Bruxelles) sarebbero il "gancio" al quale appendere il provvedimento di clemenza, invocato pure dai garanti dei detenuti. Piaccia o meno, l'idea una sua logica la ha. Lo sanno anche i deputati di Fratelli d'Italia, che infatti hanno subito avvertito il governo: "Non vorremmo che la soluzione fosse un altro provvedimento "svuota-carceri", al quale ci dichiariamo fermamente contrari".

Del resto, è proprio così che dice di fare il manuale nei casi di proposte che possono risultare dirompenti: si accenna in modo vago all'ipotesi, senza compromettersi, e si guarda l'effetto che fa. Stai a vedere che Marta Cartabia inizia a ragionare come una politica.