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di Conchita Sannino


La Repubblica, 11 aprile 2020

 

"Pressante richiesta" della ministra Cartabia al collega francese Dupond. Da Pietrostefani a Petrella a Marinelli, sembra che "sia arrivata l'ora". Recuperare conflitti e dinieghi. Magari prima che flocchino altre prescrizioni sulla variegata pattuglia di terroristi italiani, con esistenze nuove e consolidate, latitanti in Francia.

Troppi decenni dopo, Parigi promette di sanare "le ferite" degli Anni di piombo e annuncia con inusuale impegno di voler affrontare il nodo - politico, prima che giudiziario - di quei brigatisti. Dossier affidato con "pressante e urgente richiesta" dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia al suo omologo francese Dupond-Moretti nel corso del loro primo (virtuale) confronto.

"È venuta l'ora", ha annuito con Cartabia l'avvocato entrato a Place Vendeime come Guardasigilli del governo Lastex dieci mesi fa (l'altro cognome è un omaggio alla madre Elena, di origini italiane). Significherebbe: arresti e consegne. Sembra che abbia influito la sensibilità del ministro: sa qualcosa di sete di verità, Dupond. La vocazione del penalista gli nacque perché il nonno materno, operaio immigrato dall'Italia, fu trovato morto nel 1957 in circostanze misteriose lungo una linea ferroviaria e, a dispetto delle denunce di uno zio, "non fu mai aperta l'indagine".

La dialettica sul rientro dei terroristi "protetti" da Parigi si era rianimata già nel 2019, dopo la ratifica italiana della Convenzione di Dublino. Il trattato riapriva il calcolo della prescrizione, facendo prevalere le regole del Paese che richiede l'estradizione: cioè l'Italia, che ha termini più lunghi della Francia. Poi, dopo le tensioni e gli incidenti con i vicepremier dell'epoca Salvini e Di Maio, nel febbraio 2020 ecco il Bilaterale a Napoli e le pazienti ricuciture Mattarella-Conte-Macron. Ora, in base alla legge italiana, anche se l'arresto avvenisse in via provvisoria (nell'attesa del complesso iter di rimpatrio) si fermerebbe la clessidra. Ma chi sono i destinatari di queste richieste di estradizione, fino ad ora infrante sullo scudo della dottrina Mitterand, che invece Macron potrebbe licenziare con un placet politico?

Dal folto parterre iniziale (circa 30), con gli anni sono diventati sempre di meno i condannati in via definitiva su cui l'Italia potesse avanzare "pretese". Roma e Parigi lavorano oggi su 11 profili, di cui 4 all'ergastolo (unico verdetto che non può essere "prescritto"). Obiettivo: scongiurare ulteriori colpi di spugna, anche sul dolore dei familiari delle vittime.

Com'è appena avvenuto per la prescrizione scattata in favore di Luigi Bergamin, nelle stesse ore in cui i due Ministri della Giustizia riaprivano il dossier. Tra gli ideologi dei Pac, il gruppo armato di Cesare Battisti, e come lui condannato per l'omicidio del macellaio Lino Sabbadin, Bergamin avrebbe dovuto scontare 16 anni di carcere. Analogamente, già da marzo 2020, ha potuto dimenticarsi dei 12 anni di pena residua (banda annata e omicidio) Ermenegildo Marinelli: oggi in Francia è un imprenditore.

Esattamente tra un mese, invece, il 10 maggio, si cancelleranno anche i 5 anni residui da scontare per Maurizio Di Marzio, brigatista che partecipò all'assalto e tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone, nel 1982. Il futuro direttore Interpol Italia, quella mattina, pensava di aprire a un postino e si ritrovò in casa un commando armato: rimase gravemente ferito, rispose con tre colpi di rivoltella. Stessa colonna romana, stesso rifugio Oltralpe, per Enzo Calvitti, che dovrebbe scontare in Italia 18 anni e 7 mesi, condannato per tre azioni di sangue: il tentato sequestro Simone, l'omicidio di Raffaele Cinotti, agente di custodia di Rebibbia, e quello di Sebastiano Vinci, il vicequestore ucciso mentre andava a lavorare, ne11981.

Tra quegli assassini, c'era anche Marina Petrella, Autonomia Operaia: arrestata dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri su un bus, condannata all'ergastolo e coinvolta nel sequestro Moro, ottenne lo status di esiliata in Francia. E quando la Corte di Versailles, nel 2007, concesse l'estradizione, Sarkozy la salvò per motivi di salute: con solidarietà pubblica dell'allora première dame Carla Bruni e di sua sorella, l'attrice Valeria Bruni Tedeschi.

Il nome di Petrella è oggi nell'elenco delle richieste di estradizione: rinnovata nel 2020. La mannaia dell'estinzione dei reati scatta poi, nel 2023, per Giovanni Alimonti, condannato nel processo Moro Ter; nel 2026 per Raffaele Ventura, ben 4 condanne per omicidio, rapine, banda armata, con 24 anni e 4 mesi da scontare.

Mentre nel gennaio 2027 si prescrive anche il carcere per Giorgio Pietrostefani, ex dirigente di Lotta continua, 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Quattro i latitanti da ergastolo che Cartabia vorrebbe riportare in Italia. Oltre a Petrella, sono: Narciso Manenti, coinvolto nell'uccisione del carabiniere Giuseppe Gurrieri, freddato a Bergamo nel 1979 davanti agli occhi del figlio 11enne, prima richiesta alla Francia inoltrata nel 1986; Roberta Cappelli, oggi architetto, stessa colonna romana delle Br; ergastolo anche per Sergio Tornaghi, colonna milanese Br, condannato per l'omicidio del maresciallo Francesco Di Cataldo.

Un caso ancor più spinoso è quello di Paolo Ceriani Sebregondi, origini nobili, accusato dell'omicidio di Carmine De Rosa, responsabile della sicurezza Fiat. A suo carico non pende più domanda: la richiesta italiana fu esaminata e respinta nel me" rito dai francesi. Come avviene anche per la legge italiana, non si potrà più rinnovare l'istanza. I due ministri si sono dati appuntamento a breve: per la svolta. Fuori tempo massimo, per far quadrare i conti. Mai tardi, per riparare sentimenti di giustizia.