di Laura Sabbadini
La Repubblica, 2 giugno 2021
La Costituzione sancisce i nostri diritti fondamentali e richiede a tutti noi solidarietà. La solidarietà nell'articolo 2, è un insieme di doveri in riferimento alla politica, all'economia, alla società. Ognuno di noi ha ricevuto alla nascita un grande scrigno pieno di gioielli preziosi: i diritti. Una ricchezza incredibile di cui spesso non siamo consapevoli. E di cui dobbiamo prendere coscienza, perché la nostra democrazia ha bisogno di cura, consapevolezza, azione attiva per crescere, rafforzarsi e vivificarsi. 75 anni fa gli italiani sancirono con il voto la nascita della Repubblica, milioni di donne emozionate votarono per la prima volta. Non possiamo che ringraziare i nostri padri e madri, nonni e nonne per averci donato la democrazia.
Non è vero che le dittature siano più efficienti. Nei Paesi democratici si sono trovati vaccini realmente efficaci contro la pandemia, negli altri, troppo spesso non si sa quel che accade. Non è vero che la compressione delle libertà e la mancanza di trasparenza aiutino a risolvere i problemi. Serve solo ad occultarli. La democrazia, con tutti i suoi problemi, è dinamica, progressiva, rigenerativa. La dittatura frena il pensiero e le energie dei popoli, comprime la libertà degli individui, cosa peggiore di qualunque pandemia.
In questi anni abbiamo corso uno dei rischi più seri per le nostre democrazie, ma abbiamo visto il legame profondo, inscindibile, fra noi che uscimmo provati dalla tragedia delle dittature e noi, che forgiammo nella sofferenza l'unione dei Paesi democratici. E le vicende di questi anni ci hanno insegnato ancora che non è vero che democrazia è dittatura della maggioranza ma, con tutti i limiti di attuazione, è comunque dialettica, capacità di rispettare le opinioni diverse, rispetto di diritti e libertà degli individui.
La Costituzione sancisce i nostri diritti fondamentali e richiede a tutti noi solidarietà. La solidarietà nell'articolo 2, è un insieme di doveri in riferimento alla politica, all'economia, alla società. La solidarietà diventa tanto più centrale tra i nostri valori fondanti, quanto più siamo interconnessi nel mondo. La modernità della nostra Costituzione è incredibile. Non cede il passo ai tempi, li anticipa. Certo, ha bisogno di ampliarsi alle nuove frontiere dei diritti, in primo luogo al diritto di accesso a internet, perché questo grande spazio pubblico sia fruibile e al tempo stesso sicuro per tutti. Ma regge. Alla luce della pandemia, è chiaro che o siamo solidali globalmente o la pandemia non finirà. Il Pnrr è stato possibile grazie alla solidarietà europea. E noi ce ne siamo avvantaggiati, così come domani se ne avvantaggerà qualcun altro.
Ma abbiamo un vulnus. C'è qualcosa che è mancato nella azione politica dei governi che si sono succeduti nel Paese. La concretizzazione del principio costituzionale della solidarietà in politiche sociali avanzate, fondamentali per garantire uguaglianza, libertà e dignità. Siamo carenti nelle politiche sociali. Sempre residuali. Le prime a essere tagliate, viste come costi e non come investimenti. Le ultime ad essere finanziate. Arranchiamo, in primis, nella consapevolezza della loro importanza. Subito pronti ad investire in infrastrutture economiche, fondamentali anche certo, ma non altrettanto per le infrastrutture sociali. I servizi sociali per la collettività sono un bene comune prezioso.
C'è un qualcosa che frena a comprendere l'importanza della centralità della persona, del welfare di prossimità, della cura come pratica sociale, del ruolo del Terzo settore. C'è un qualcosa che frena a capire l'ingiustizia che subiscono tante donne nel sostenere il carico di lavoro di cura al prezzo di tante rinunce, ai propri sogni, al lavoro, a traguardi, persino ad avere i figli che desiderano. Questo qualcosa è un approccio antico, il primato culturale dell'economia sulla società che ancora domina il nostro Paese, ma non la nostra Costituzione che è molto chiara al riguardo. Una forte resistenza culturale. È necessaria una presa di coscienza collettiva. Tante leggi importanti sul piano sociale e di genere sono state adottate nella storia del Paese, ma scarsa ne è la attuazione, e scarsa la traduzione in realtà viva. Rimuoviamo questa resistenza culturale, poniamo economia e società sullo stesso piano. Rimettiamo al centro la persona, come indica la nostra Costituzione.
*Direttora centrale Istat











