di Alberto Pinna
Corriere della Sera, 4 luglio 2020
Graziano Mesina in fuga, ma non è un'evasione delle sue. Stavolta il (fu) re del Supramonte non ha accettato l'ennesima condanna - 30 anni in Cassazione - ed è irreperibile. I carabinieri non l'hanno trovato in casa della sorella dove erano andati per notificargli la sentenza e accompagnarlo in carcere. "Graziano non c'è". Irreperibile, e ora ricercato da decine di pattuglie in Barbagia e perquisizioni a Orgosolo, paese diviso tra chi afferma, come il sindaco Dionigi Deledda "ci dispiace, ma la giustizia deve fare il suo corso", e chi a mezza voce protesta: "è ormai vecchio, che lo lascino in pace".
Dopo mezzo secolo il mito del bandito gentiluomo resiste ancora, pur incrinato da una sentenza definitiva per associazione per delinquere e traffico internazionale di stupefacenti, e sopravvive anche a un uomo che non è più lui, appesantito da anni e acciacchi.
A 78 anni, non è più scattante e spavaldo come quando si vantava: "Con la mitragliatrice avrei potuto abbattere l'elicottero del Presidente"; non può darsi alla latitanza come allora, fra boschi e dirupi del Supramonte. E infatti si sussurra di trattative già in corso per convincerlo a consegnarsi, con la promessa di evitare la reclusione in un istituto di massima sicurezza e lontano dalla Sardegna.
"Arriva la biada? È di buona qualità?", diceva intercettato. Cocaina, linguaggio cifrato. "Era foraggio per i miei amici pastori" si è difeso. Invano: 30 anni in primo grado, Appello e Cassazione. Capo, hanno scritto i giudici, di una banda di 25 persone, sotto la copertura di un'attività insospettabile: guida turistica sul Supramonte.
Undici fratelli, una madre matriarca, più anni in carcere, 45, che da uomo libero. Quattordicenne spericolato, primo arresto per armi, poi la condanna a 24 anni ("Ho dovuto uccidere chi aveva ammazzato mio fratello"), le evasioni: qualcuno ne conta 22, ma fra tentate e riuscite sono 12. Dal treno, dall'ospedale, dalle carceri di Sassari e Lecce. E i rapimenti, una decina. Con contorni rosa e giallo. Le centinaia di lettere di donne invaghite, il permesso premio con fuga d'amore. I misteri del rapimento di Farouk Kassam: trattò lui la liberazione? Pagò con soldi dei Servizi?
Coni quali una certa familiarità l'aveva dai tempi in cui disse no a Giangiacomo Feltrinelli, che gli offriva il comando "militare" per un progetto di una Sardegna indipendente e comunista. Nel 2004, dopo la grazia del Presidente Ciampi, giurò: "Cambio vita". Da bandito a candidato al Grande Fratello, reality, libri scritti a più mani. Dal 2019 a ieri ha assaporato un anno di libertà, per decorrenza dei termini. Ma il passato a volte ritorna e come mezzo secolo fa le sue foto segnaletiche viaggiano nei rapporti di polizia: ricercato.










