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                   5permille

   

di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 1 ottobre 2026

Doveva essere una grande rivoluzione. Sarà una goccia nel mare. A fine maggio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva presentato un piano per offrire ai detenuti che hanno diritto agli arresti domiciliari ma non hanno una casa un luogo, diverso dal carcere, dove scontare la pena. Sarebbero andati in una comunità con una sorveglianza minima della polizia penitenziaria, a patto che firmassero un programma di formazione al lavoro. La mossa aveva attratto l’attenzione degli operatori del carcere, soprattutto per i numeri annunciati all’inizio. Che però si sono sgonfiati.

Il ministero aveva sostenuto che con questa misura - della durata di otto mesi, rinnovabili, dedicata ai detenuti con buona condotta e con pena inferiore a 4 anni - sarebbero uscite dal carcere 5mila persone “entro l’estate”. Numeri importanti, in un contesto in cui in cella ci sono circa 15mila detenuti in più rispetto alla capienza. Peccato che l’estate sia passata con le celle piene e caldissime. E 5mila detenuti non siano mai usciti.

Tempo una settimana dal primo annuncio e già la cifra era stata ridimensionata: in conferenza stampa i tecnici del ministero avevano ristretto la platea a 3mila persone. Sarebbero usciti non più entro l’estate ma “entro settembre”. Adesso che settembre è passato, possiamo dire che anche quella cifra era un miraggio. Nei giorni scorsi è stato pubblicato l’elenco delle strutture disponibili a ospitare i detenuti senza casa e con pene basse. Quante sono? Quattordici. Potranno ospitare, facendo un calcolo al rialzo sulla base dei dati disponibili, al massimo 200 persone.

A ciò si aggiunge che ci sono intere aree sprovviste di queste strutture. Prendendo come riferimento le regioni più popolose, in elenco compare una sola comunità d’accoglienza in Lombardia e Lazio, appena due in Campania. Le altre si dividono tra Liguria, Sardegna, Emilia Romagna, Veneto e Sicilia. Si tratta di strutture piccole per definizione: per favorire il reinserimento in società di persone con fragilità hanno bisogno di un’utenza piccola e tanti operatori. Nei prossimi mesi, è la rassicurazione del ministero, l’elenco potrebbe diventare più lungo. Ma, con questi numeri, la misura è già un flop. L’ennesimo in questi anni di annunci disattesi. Anni in cui le celle sono sempre più piene e le carceri sempre più fatiscenti e in sofferenza. Non un buon biglietto da visita per un governo che si avvia a una lunga ed estenuante campagna elettorale.