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di Liana Milella


La Repubblica, 8 febbraio 2022

 

Cartabia tre ore a Palazzo Chigi per stringere sugli emendamenti alla futura legge sull'organo di autogoverno dei magistrati. È scontro sulle regole per eleggere i consiglieri. E resta il nodo sui giudici fuori ruolo impiegati nei ministeri. Potrebbe essere quello di giovedì il consiglio dei ministri "buono" per dare il via libera agli emendamenti per la futura legge sul Csm.

Ma non è ancora detta l'ultima parola. La riforma, chiesta a gran voce alla Camera appena una settimana fa, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, potrebbe richiedere ancora tempo. Tutti applaudono il capo dello Stato, ma chiudere il cerchio sulle future regole per ostacolare il correntismo delle toghe assomiglia a un sudoku di difficile soluzione.

Ancora ieri, a palazzo Chigi, e per oltre tre ore, ci hanno provato la ministra della Giustizia Marta Cartabia e il premier Mario Draghi. Nonché il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli che già era stato protagonista della difficile mediazione sulla riforma del processo penale e sulla questione dell'improcedibilità. Stavolta le tensioni riguardano la futura legge elettorale per selezionare i consiglieri togati del Csm, che passeranno da 16 a venti, nonché il destino dei magistrati che scendono in politica. Nelle ultime ore si è aggiunto il tema della sorte dei magistrati attualmente fuori ruolo. Su cui, alla Camera e nella legge sul Milleproroghe, sta per scatenare una tempesta il responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa.

Per un'intesa che si trova, quella sulle cosiddette "porte girevoli", altre grane si aprono. Al momento non ci sono dubbi sul fatto che non ci saranno più deroghe per chi si candida sia nelle amministrazioni locali che in quelle nazionali. Lo slogan ribadito è "mai più casi Maresca". La porta per rientrare in magistratura verrà chiusa definitivamente, proprio come prevedeva il disegno di legge presentato dall'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. E su questo è d'accordo anche Draghi, come ha detto ieri Giuseppe Conte ("Anche lui sul ritorno alla magistratura dalla politica ha forti dubbi"). In ballo c'è anche la legge elettorale per il Csm, su cui la Lega non fa sconti e chiede il sorteggio temperato, come vuole Forza Italia, mentre la ministra contrappone un maggioritario "binario", soluzione che, secondo i fan del sorteggio, non blocca le scelte correntizie, anzi le favorisce.

Ma è sulle toghe fuori ruolo - soprattutto quelle impiegate nei ministeri - che si è aperta l'ultima querelle. E che Costa porterà dopodomani in aula a Montecitorio, con un emendamento al Milleproroghe in cui, come prima mossa, chiede di bloccare del tutto "fino alla fine dell'anno" l'autorizzazione ad altri fuori ruolo per tutte le magistrature, non solo le toghe ordinarie, ma anche quelle amministrative, contabili, militari, nonché gli avvocati e procuratori dello Stato.

Costa aveva già chiesto, con un ordine del giorno del 2020 che i fuori ruolo fossero drasticamente ridotti. Visto anche il loro costo, 5mila euro al mese oltre al loro stipendio. Adesso la questione riguarda chi è già fuori ruolo e che potrebbe essere costretto a rientrare se il periodo fosse ridotto da 10 a 5 anni.