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di Emilio Minervini

Il Dubbio, 6 dicembre 2025

Divieto si, divieto no, la canapa resta bandita, almeno per ora. Nel corso dei lavori parlamentari di giovedì sulla legge di bilancio l’emendamento 28.0.1, inserito nella manovra di bilancio su iniziativa del Senatore di FdI Matteo Gelmetti, ha fatto scoppiare un caso che ha provocato non poco imbarazzo all’interno della maggioranza e in particolare nel partito di Governo, costringendolo a fare uno scomposto dietrofront.

La finalità dell’emendamento era infatti di estendere l’applicabilità della legge n. 242/ 2016 (Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa) anche alle “infiorescenze fresche o essiccate e derivati liquidi” destinati “al fumo o da inalazione”, a patto che il contenuto di THC non ecceda lo 0,5%. L’emendamento avrebbe introdotto la necessità dell’autorizzazione preventiva dell’Agenzia delle Dogane e una sovrattassa pari al 40% del prezzo di vendita al pubblico. L’obiettivo dell’emendamento sarebbe stato di “contrastare la diffusione e la vendita di prodotti a base di cannabis light, introducendo una super tassazione al 40%. La proposta non nasconde alcuna volontà occulta di legalizzazione di questi prodotti, come sostenuto da alcuni, ma l’esatto contrario”. L’emendamento però avrebbe reso di nuovo possibile la commercializzazione di prodotti a base di cannabis light, resa illegale dall’art. 18 del decreto sicurezza, entrato in vigore lo scorso aprile, che vieta “l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati”. Pronta è arrivata la replica dai banchi dell’opposizione. “È un testacoda di governo e maggioranza - ha dichiarato Riccardo Magi, segretario di + Europa che hanno passato gli ultimi due anni a criminalizzare un settore, una pianta e un prodotto senza alcun effetto stupefacente, perseguitando centinaia di aziende e migliaia di lavoratori”.

Il partito di Giorgia Meloni però ha fatto una rapida giravolta. Al termine della giornata di lavori infatti fonti parlamentari hanno dato la notizia che l’emendamento verrà ritirato. “Quindi prima proibiscono ma poi ri-legalizzano per ri-proibire ancora. Questo sì che è davvero stupefacente, altro che cannabis light”, ha aggiunto Magi.

“Hanno avuto un intervallo di lucidità che è durato un pomeriggio - commenta Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani - nel leggere la notizia abbiamo provato un po’ di rammarico per la tassazione al 40%, che di fatto avrebbe ucciso il mercato, ma almeno si eliminava l’aspetto penale. L’emendamento potrebbe essere stato dettato dalla paura di una pronuncia d’incostituzionalità sull’art. 18 del decreto sicurezza - prosegue Blengino - Poi però dopo che gli si è fatta notare l’ipocrisia della misura c’è stato il dietrofront. Questo mostra la loro reale natura, incentrata su un proibizionismo becero e antiscientifico, in quanto diretto a una sostanza che non è una droga. Lo stesso Mantovano sarebbe intervenuto per bloccare questo passo in avanti. Non avrebbero potuto giustificare una mossa simile ai loro elettori”.

Nonostante il ritiro dell’emendamento la cannabis light potrebbe comunque trovare una strada per rientrare nella legalità all’interno dell’ordinamento italiano. Come già scritto nei giorni scorsi sull’art. 18 del decreto sicurezza pende il giudizio di costituzionalità su cui dovrà pronunciarsi la Consulta a seguito della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Brindisi lo scorso 3 dicembre.

Inoltre l’ 11 novembre scorso il Consiglio di Stato ha emesso un’ordinanza con cui ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione pregiudiziale sulla compatibilità tra il diritto dell’Unione e la normativa nazionale sulla cannabis light, composta dal combinato disposto del DPR 309/ 90 e della ln 242/ 2016, nella versione precedente alle modifiche intervenute con l’entrata in vigore dell’art. 18 del decreto sicurezza, a cui i giudici del Consiglio di Stato hanno esteso la pregiudiziale. Qualora i giudici del Lussemburgo dovessero ravvisare un contrasto tra la normativa unitaria, composta da numerosi Regolamenti, Decisioni e Direttive, e quella nazionale, i giudici italiani sarebbero costretti a disapplicare la normativa interna, il che produrrebbe significativi effetti sulla criminalizzazione delle condotte relative alla produzione, lavorazione e commercializzazione della cannabis light introdotta dal decreto sicurezza.