di Emilio Pucci
Il Messaggero, 26 maggio 2024
A rischio le 3mila imprese create con la legge approvata otto anni fa. “È vietata l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa (cannabis sativa L.) coltivata, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati”, a chi viola le disposizioni “si applicano le sanzioni previste” dal Testo Unico sulle sostanze stupefacenti.
Poche righe per rilanciare la battaglia contro la cannabis light che la destra porta avanti da tempo: vietarne la produzione e il commercio, disporre il ritorno all’equiparazione della cannabis light, ovvero quella con quantità di Thc inferiore allo 0, 2% e oggi venduta nei negozi commerciali, alla cannabis “normale”, che rientra tra le sostanze stupefacenti ricomprese appunto nel Testo Unico sulle sostanze stupefacenti. Lo prevede un emendamento del governo presentato al ddl sicurezza, all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera.
Il testo tuttavia è contestato dalle opposizioni che già sull’accelerazione impressa dalla maggioranza sul disegno di legge avevano protestato inviando anche una lettera alla presidenza della Camera. La tesi è che il ddl di iniziativa governativa (Piantedosi-Nordio-Crosetto), approvato lo scorso novembre in Consiglio dei ministri e presentato alla Camera il 22 gennaio, è stato “scongelato” a ridosso delle Europee solo per motivi elettorali. Da martedì si entrerà nel vivo con le ammissibilità degli emendamenti presentati dai deputati, il provvedimento è atteso nell’Aula di Montecitorio per la prossima settimana ma il voto finale ci sarà solo dopo il 9 giugno.
Dopo le sentenze della Cassazione in materia, il governo interviene dunque sulla filiera della produzione e vendita della cannabis light. Lo scopo è modificare la legge del 2016 sulle disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Legge che ha consentito in Italia la coltivazione della canapa ad uso industriale, con quantità di Thc inferiore allo 0, 2. Nel centrodestra si spiega che l’emendamento è stato voluto direttamente da palazzo Chigi. Nei giorni scorsi ci sono state delle riunioni di maggioranza alla presenza del titolare del Viminale Matteo Piantedosi ma la proposta di modifica al ddl è spuntata ieri.
La battaglia contro la cannabis light è stata portata avanti dalla coalizione del centrodestra da tempo. Lo stesso Matteo Salvini nel 2019 all’epoca del governo gialloverde, quando era ministro degli Interni, dichiarò: “Chiuderò tutti i negozi di cannabis light: sono un incentivo all’uso di stupefacenti”, dichiarò. Pd, Movimento 5 stelle e Avs sono già sulle barricate. “Ecco - accusa il dem Marco Furfaro l’ultima geniale idea del governo Meloni: parificare la cannabis light - che non ha nessun effetto drogante - a quella non light. Per provare a raccattare 4 voti alle europee chiuderanno 3.000 imprese e 15 mila lavoratori verranno licenziati”.
“Si tagliano definitivamente le gambe a migliaia di operatori del settore. È l’ennesima misura repressiva”, l’affondo del segretario di Più Europa Riccardo Magi. “Legalizzare la cannabis potrebbe valere oltre 10 miliardi di euro di fatturato annuo”, il “contropiano” di Marco Grimaldi dell’Alleanza Verdi Sinistra.
Gli effetti e i numeri - C’è sempre stata un’accesa discussione sugli effetti della cannabis light sulla salute. Sicuramente molto inferiori a quelli della cannabis vera e propria, e tuttavia gli esperti non escludono effetti collaterali, soprattutto se combinati con altri farmaci o con l’alcol, e anche sulle donne in gravidanza e che allattano, sugli uomini che desiderano avere figli, su chi è malato di Parkinson o di disturbi al fegato.
In Italia il mercato del settore coinvolge 800 aziende agricole, 3mila imprese, 15mila lavoratori - tra rivenditori al dettaglio, collaboratori, operai nelle aziende di trasformazione, agricoltori, corrieri che effettuano le consegne - e oltre 2.500 ettari di terreno utilizzati esclusivamente per la coltivazione della pianta destinata a questa fetta di mercato. Sono questi i numeri che hanno portato il giro d’affari a registrare nel 2018 un fatturato di 150 milioni di euro, contro i 40 milioni del 2017. A dimostrarlo anche i dati che arrivano direttamente dal settore agricolo, che ha visto crescere di 10 volte, dal 2013 al 2018, il numero dei terreni destinati alla coltivazione della cannabis light.










