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di Federica Valcauda*

Il Dubbio, 4 aprile 2023

Mancanza di informazione e proibizionismo fanno solo gli affari delle mafie. La cocaina è la sostanza di questo secolo, usata da un range di persone ampio e di diversa estrazione sociale, modificata a seconda delle esigenze ma con l’unica certezza dei danni arrecati rispetto all’aumento progressivo della quantità in circolazione. L’ultimo ‘ Global cocaine report’ dell’agenzia UNODC ci dice che dal 2020 al 2021 la coltivazione di coca è aumentata del 35%, le zone del mondo in cui c’è maggiore utilizzo sono l’Europa e l’America del Nord: ma quale soluzione è possibile?

Un approccio diverso è quello adottato dal Canada che lo scorso gennaio ha deciso, nella provincia della Columbia Britannica, di avviare un progetto pilota per la depenalizzazione delle sostanze pesanti. Un atto pionieristico, dovuto ad un approccio di welfare sociale improntato alla prevenzione anti- stigmatizzante e che, pragmaticamente, prende atto del grave problema degli oppioidi che affligge il Paese. Dal 2016 sono 30.000 le morti per overdose in Canada, 10.000 solo nella Columbia Britannica con una media di 6 morti al giorno nel 2022.

Un problema che si è affrontato a livello medico, per cui gli enti autorizzati alla vendita di cocaina saranno farmacisti, professionisti, ospedali o titolari di esenzione per scopi di ricerca. La decisione servirà, secondo le fonti governative, anche a “rimuovere lo stigma sull’uso di droghe”, stigma che molto spesso non permette di chiedere aiuto. Da sempre come Radicali sosteniamo che le droghe pesanti siano un problema sociale che va governato perché quando si tratta di sostanze la mancanza di informazione e il proibizionismo fanno solamente gli affari delle mafie. Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze del 2022, sono almeno 4,5 i miliardi di euro che nel 2020 sono entrati nelle casse della criminalità organizzata. Il dato del 2021 è ancora assente ma, pensando ai sequestri di cocaina avvenuti nel nostro Paese nel 2021 (20.075,39 kg), supponiamo che la cifra non possa che essere più consistente. Se guardiamo ai livelli medi di consumo giornalieri di questa sostanza nelle principali città italiane, vediamo un aumento del consumo globale. Non solo nelle città però, i consumi aumentano anche in alcune province più isolate e più avvezze allo stigma. Interessante è anche il dato rispetto ai canali di distribuzione dei rispondenti: l’ 88,2% compra la cocaina generalmente da uno spacciatore, l’ 1,8% riferisce di acquistarla su criptomercati web e l’ 1,2% attraverso i canali social. Se le organizzazioni criminali riescono a lucrare anche sulla purezza di una sostanza naturale come la cannabis, con l’aumento esponenziale della produzione la cocaina è diventata sempre meno di qualità e più pericolosa per chi ne fa uso. Un differente approccio è necessario: un welfare sociale che tenga conto del diritto alla salute delle persone e della necessità di allontanare i tossicodipendenti dalla criminalità organizzata e da un consumo problematico. L’informazione, il ‘conoscere per deliberare’, sono elemento primario della liberalità di un Paese.

*Membro di direzione di Radicali Italiani