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di Elisabetta Moro e Alessandra Vescio

Il Domani, 6 luglio 2026

La dicitura “droghe dello stupro” è generica dato che tutte le sostanze psicoattive, che vanno a inibire il sistema nervoso centrale, possono essere utilizzate in casi di violenza. “A livello illegale”, spiega Manuela Pellegrini, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, “circolano sia sostanze che possono essere comprate anche in farmacia, sia sostanze psicotrope illegali usate con finalità ricreative”.

Alcuni grumi nella tisana e resti di una pasticca triturata: così Anna (nome di fantasia), 45 anni, ha iniziato a sospettare che il marito da cui voleva separarsi la drogasse di nascosto per abusare di lei. Ha poi scoperto che i farmaci erano sedativi prescritti per una presunta insonnia. Anche l’ex marito di Stefania (nome di fantasia) si era fatto prescrivere delle benzodiazepine che ha usato per drogarla e abusare di lei: Stefania, 50 anni, lo ha scoperto trovando alcuni video di lei incosciente e l’ex marito che agiva violenza.

Tramite esami del sangue e delle urine per Anna ed esame tossicologico del capello e del sangue per Stefania, in entrambe è stata accertata la somministrazione di una sostanza psicoattiva a loro insaputa. Nei giorni degli abusi le due donne avevano sperimentato vuoti di memoria, sonnolenza, disorientamento: sono sintomi riconducibili a psicofarmaci come le benzodiazepine, soprattutto se somministrati in dosaggi più alti di quelli ammessi. Il sovradosaggio può anche portare al coma e alla morte. “È per il tuo bene”: la sterilizzazione forzata delle donne disabili, formalmente vietata e socialmente indotta Storie comuni Anna e Stefania hanno scelto di raccontarci la loro storia di sottomissione chimica, la somministrazione di sostanze psicoattive all’insaputa della vittima o sotto minaccia a scopi criminali.

I farmaci utilizzati per renderle incoscienti sono stati acquistati in farmacia, ma violenze simili possono avvenire anche tramite le cosiddette “droghe dello stupro”. È il caso di Diana (nome di fantasia), un’altra donna che abbiamo intervistato per la nostra inchiesta sulla sottomissione chimica in Italia. Diana, 27 anni, si trovava con i genitori in un villaggio vacanze e una sera un membro dello staff le ha offerto un drink.

“Poco dopo ho iniziato a sentirmi male, ad avere giramenti di testa, mi si è annebbiata la vista. Dopo 10-15 minuti ho iniziato a vomitare e lui era di fianco a me”. Poi, dice, “ho un vuoto”. Il giorno dopo, in auto con i genitori, Diana continua a stare male, si accorge di avere la biancheria intima al contrario, graffi sulle gambe e i capelli pieni di aghi di pino. Solo dopo diverse ore arrivano i primi flash: lei che a un certo punto, quella notte, si sveglia e si ritrova nuda, distesa nella pineta mentre il ragazzo che le ha offerto da bere la sta violentando. “Mi sono svegliata durante l’atto e quindi ho proprio il ricordo visivo di quello che è successo”, dice, “C’è gente che si sveglia dopo, e quindi non ha nella sua mente un’idea di quello che è successo”. Testimoni di uno stupro: i traumi indelebili dei figli Le droghe dello stupro La dicitura “droghe dello stupro” è generica dato che tutte le sostanze psicoattive, che vanno a inibire il sistema nervoso centrale, possono essere utilizzate in casi di violenza. “A livello illegale”, spiega Manuela Pellegrini, esperta del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, “circolano sia sostanze che possono essere comprate anche in farmacia, sia sostanze psicotrope illegali usate con finalità ricreative”.

Tra queste, la più nota è il GHB, acido gamma-idrossibutirrico. Si presenta in forma liquida, incolore, inodore e praticamente insapore, o come polvere cristallina solubile in acqua. Poche gocce causano “disinibizione, alterazione dello stato di coscienza, sedazione e soprattutto amnesia”, spiega Pellegrini, oltre a numerosi effetti collaterali. Ha, inoltre, un’emivita e una tracciabilità limitate nel tempo, quindi è difficile rintracciarlo nel sangue o nelle urine. Oltre al GHB, sono molto diffusi anche i suoi precursori, il GBL e il BD, utilizzati nell’industria chimica, che non essendo inseriti nelle tabelle della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope, sono più difficili da limitare.

In Italia, però, GHB e GBL sono inclusi nel Testo Unico Stupefacenti, a differenza, come sottolinea Pellegrini, di tante nuove sostanze psicoattive che entrano ed escono rapidamente dal mercato, sebbene molte di esse vengano poi inserite nelle tabelle di legge. Questo tipo di droghe vengono acquistate in aree di spaccio, ma soprattutto online, sul dark web o anche tramite app come Telegram, social e siti legati alla condivisione non consensuale di materiale intimo. Come ha rivelato una recente inchiesta della Cnn, esistono siti in cui gli uomini condividono consigli sulla sottomissione chimica, incoraggiamenti, video e video in diretta di donne in stato di incoscienza.

Per le sostanze psicotrope acquistabili in farmacia, invece, l’Italia ha regole abbastanza vincolanti. Una ricetta medica standard ha validità di 6 mesi e per non più di 10 utilizzi, ma per gli psicofarmaci la ricetta è valida per 30 giorni e massimo 3 forniture. Tuttavia non sempre è sufficiente. In Francia, dopo il caso Pelicot, l’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) ha chiesto ai laboratori di rendere più sicuri i medicinali con l’aggiunta di coloranti, agenti amaricanti o gelificanti. Eppure Leïla Chaouachi, relatrice dell’indagine annuale sulla sottomissione chimica in Francia, ha sottolineato che sono “misure che riducono il rischio, non lo annullano”.