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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 9 novembre 2025

A Roma, governo e Terzo settore concludono le rispettive Conferenze con ricette divergenti. Più carcere da un lato, più diritti dall’altro. Mantovano: minori obbligati a terapia. Le associazioni: riforma della legge vetusta 309/90. Nove regole per allattare al seno il bambino, snocciolate una per una dal sottosegretario Alfredo Mantovano, sono forse la cosa più “stupefacente” del piano d’azione che il governo traccia a conclusione della VII Conferenza nazionale sulle dipendenze (comportamentali, in questo caso di una donna che sarebbe stata distratta dallo smartphone).

Il resto è decisamente più in linea con la classica “guerra alla droga” perseguita da sempre e senza alcuna vittoria. Con qualche novità: “prevenzione precoce già dalle scuole primarie”; “obbligo per i minori tossicodipendenti a seguire brevi e personalizzati percorsi terapeutico riabilitativi” con “il consenso della famiglia e su disposizione dell’autorità giudiziaria”; “piena autonomia ai Dipartimenti per le dipendenze” e solo in rapporto di “cooperazione” con i Centri di salute mentale; “accesso diretto nelle strutture residenziali” che si realizza - puntualizza il sottosegretario con delega alle droghe, non senza un paio di citazioni delle “sacre scritture” - previa “apertura di riflessione laica tra servizi pubblici e comunità private”. E anche, finalmente, “valorizzazione della relazione con le società scientifiche” come il Cnr e l’Iss. “Abbiamo bisogno di evidenze scientifiche”, ammette dopo aver riconosciuto che “non riusciamo ancora a disporre di dati precisi sulla qualità del fenomeno” dipendenze, essendo “frammentati e raccolti in modo diverso da ciascuna Regione”. Sarà per questo che sembra una scoperta il fatto che “lo sballo sia considerato normale dal 69% dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni”.

Mantovano poi insiste molto anche sulla formazione dei magistrati che, a suo dire, “ravvisano troppo facilmente l’uso personale” di sostanze nei casi evidenti di spaccio, o dilaterebbero a proprio piacimento i tempi delle sentenze nei Tribunali di sorveglianza. In questa prospettiva diventa decisivo il piano di edilizia penitenziaria che il delegato alle droghe dice di seguire “personalmente”: “Alla fine del 2027 - assicura - avremo 11 mila nuovi posti detentivi che, alle cifre attuali, colmeranno il divario tra detenuti e posti disponibili” (in realtà, a proposito di evidenze, al momento i posti necessari sono oltre 16.300 e il trend delle incarcerazioni cresce più velocemente dell’avanzamento dei lavori).

Sul tema in mattinata si era espresso anche il ministro Nordio annunciando il ddl per la detenzione domiciliare nelle comunità dei detenuti con dipendenze (vedi il manifesto di ieri) e parlando di un fantomatico “problema fentanyl all’interno delle carceri” e di un piano di prevenzione che dovrebbe evitare l’insorgere di un “vero e proprio commercio di fentanyl”, casomai scaturito dallo scambio, “tra detenuti, dei cerotti” eventualmente “prescritti” regolarmente per i malati.

Se il pacchetto vi sembra appena appena fuori calibro, bisogna sintonizzarsi altrove. Spostandosi di pochi chilometri, a Roma, dall’Eur fino nella sala della Protomoteca in Campidoglio dove, dopo i saluti del sindaco Gualtieri, si è conclusa anche la Controconferenza sulle droghe. Movimenti e associazioni, pur con sensibilità molto diverse tra loro (dai consumatori alle comunità del privato sociale), dopo un lungo percorso e tre giorni di dibattito, hanno illustrato il piano comune messo a punto per “politiche efficaci, giuste, sicure per la salute, il benessere e l’inclusione”. Un piano che, riassumendo, prevede una riforma strutturale della legge 309 del 1990, ormai vetusta e non adeguata a un mondo che cambia velocemente. In linea con le nuove Risoluzioni Onu che a marzo 2025 hanno preso atto del fallimento della “war on drugs”, il piano prevede dunque meno carcere e sanzioni; rispetto dei diritti umani, civili e politici; abrogazione di tutte le norme proibizioniste e punitive varate inutilmente dal governo Meloni (Rave, Caivano, Sicurezza e Codice della Strada). E poi: regolamentazione legale a partire dalla cannabis; fine della punizione dei consumatori e proporzionalità delle pene a partire dai fatti di lieve entità; attuazione uniforme dei Lea per la Riduzione del danno, oggi frammentaria, per prevenire overdose, infezioni, marginalità e insicurezza urbana; riallocazione di una quota, di almeno il 10%, delle risorse oggi destinate alla repressione verso sanità pubblica e servizi territoriali.

Un piano che, suggerisce l’ex sottosegretario dalla Giustizia Franco Corleone, andrebbe inviato al presidente Mattarella, presente invece alla Conferenza governativa dalla quale sono stati esclusi il Terzo settore e perfino la rete Elide delle “città “per l’innovazione delle politiche sulle droghe”. “Ma questa Controconferenza è solo l’inizio di un percorso che si svilupperà nei prossimi mesi e anni”, assicurano i protagonisti che oggi sono cresciuti di numero e in “maturità” politica. Il loro piano lo dimostra. E riecheggia perfino negli interventi sparati dai soundsystem sulla grande folla che ieri ha attraversato Roma al seguito della ormai mitica Million Marijuana March.