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di Marco Perduca

Il Manifesto, 8 novembre 2025

Il potenziale terapeutico delle sostanze psichedeliche sta scatenando, per ora non in Italia, un’esplosione di discussioni sui media generalisti; la copertura mediatica della ricerca sulle sostanze psichedeliche ha rafforzato l’interesse pubblico per l’uso medico e non delle molecole. Del presente psichedelico se ne è parlato a Roma in apertura della Contro-conferenza sulle droghe, autoconvocata dalla società civile in contrapposizione a quella del governo.

Il 2025 ha visto importanti passi avanti legislativi in Norvegia, Germania, Repubblica Ceca e Ucraina, che si aggiungono a quanto è già possibile in Svizzera, Canada e Australia ed esperienze statuali negli Usa. Progressi significativi si sono registrati negli studi clinici da aziende come Cybin, Compass Pathways e MindMed. A inizio novembre, l’alleanza europea PAREA.eu ha scritto a Ursula von der Leyen perorando maggiori finanziamenti per la ricerca con particolare attenzione alla salute mentale.

Dal 2024 è attivo PsyPal un consorzio di studio e trial clinici sostenuto dal programma Horizon Europe con, soli, 6 milioni di euro. Grazie a legislazioni innovative e a solide infrastrutture di ricerca pubblica e privata, il Nord America guida ricerche e sperimentazioni psichedeliche preparandosi ad affrontare processi di riconoscimento istituzionali per: Mdma, Psilocibina, Lsd e Dmt. Oltre alla possibilità di cure efficaci, gli psichedelici rappresentano un’opportunità di investimento ad alto rischio e, quindi, ad alto rendimento, opportunità trainate dalla crescente domanda di risposte innovative alla crescente attenzione sulla salute mentale. Gli investimenti si concentrano principalmente su aziende biotecnologiche e farmaceutiche che conducono trial clinici per terapie accompagnate da psichedelici.

Le previsioni di mercato variano notevolmente, per il biennio 2024-25 si stimano investimenti tra i 3,6 e 4,1 miliardi di dollari. I brevetti sulle molecole psichedeliche sollevano preoccupazioni legate alle loro proprietà, la loro storia e gli usi tradizionali o cultuali. La loro sessantennale criminalizzazione non ha consentito la formazione di personale specializzato per la loro regolamentazione, l’Ufficio Brevetti e Marchi degli Usa non ha personale con esperienza nel campo. Questa mancanza di competenze rende molto discutibile la qualità della valutazione dei brevetti che iniziano a essere richiesti. Inoltre, poiché le comunità indigene hanno aperto la strada a molti aspetti delle moderne terapie psichedeliche, la brevettazione da parte di aziende occidentali potrebbe portare alla biopirateria, lo sfruttamento economico della conoscenza indigena senza alcun compenso a chi ha elaborato conoscenza per secoli. Il controllo degli psichedelici da parte di un numero limitato di aziende potrebbe soffocare l’innovazione e ridurre l’accesso alle terapie.

Si inizia a riflettere su soluzioni che prevedano impegni ad hoc sui brevetti psichedelici, creazione di archivi sullo stato dell’arte psichedelica e l’inasprimento dei requisiti di brevettabilità per le nuove terapie, fino a ritenere opportuno, come suggerisce un saggio sulla Harvard Law Review, considerare gli psichedelici come strumenti di scoperta scientifica, idonei solo per una limitata tutela brevettuale.

Le Convenzioni Onu furono adottate per favorire l’accesso a sostanze psicoattive per motivi medico-scientifici, pur ancora stigmatizzate come “pericolose”, le molecole psichedeliche, come la cannabis, possono essere impiegate in vari contesti, occorre che, anche in Italia, domanda e offerta terapeutica si incontrino grazie a pazienti e medici determinati e col coraggio necessario per questo nuovo inizio.