di Vanessa Roghi
La Repubblica, 3 luglio 2024
Il policonsumo è la modalità più diffusa tra gli adolescenti. I Serd perdono sempre più personale. Secondo la Destra il consumo di sostanze stupefacenti è sempre stato responsabilità della Sinistra. Quando nel 1970 iniziarono ad uscire i primi casi di “feste con droga” diversi quotidiani intrapresero campagne contro i “capelloni maoisti” più pericolosi, a loro dire, della criminalità organizzata. Dai festini all’insegna di slogan rivoluzionari, agli anarchici in sexyfumerie, il catalogo dei luoghi comuni sul tema sarebbe infinito. Purtroppo, però, non è un catalogo storico ma un modo di raccontare le cose che prospera ancora oggi. Lo dimostra, per ultimo, l’intervento del sottosegretario Alfredo Mantovano che, a margine della presentazione della Relazione annuale sulle tossicodipendenze, ha detto: “il cambio di passo ci sarà quando un po’ tutti riterremo di mettere da parte quei pregiudizi ideologici post-sessantottini secondo cui tutto sommato tutto si può fare”. Pregiudizi ideologici post-sessantottini.
Perché non ci avevamo pensato prima? Come se non fossero cinquant’anni ormai che l’ideologia del sorvegliare e punire si è dimostrata ampiamente insufficiente. Ancora ragioniamo in termini di “droga” = educazione permissiva e war on drugs, che si continua a proporre come unico strumento per risolvere quella che si definisce una “pandemia di dipendenze”. Uno strumento che ha fallito ovunque sia nel combattere il narcotraffico che nel proteggere i soggetti più fragili. Per capire come il tema sia molto più complesso e non riducibile al binomio proibizione punizione è utile leggere il Libro bianco sulle droghe giunto alla sua quindicesima edizione e scaricabile gratuitamente. Quello che mette in rilievo è come l’unica conseguenza visibile di queste strategie, per molti aspetti bipartisan, sia stato negli anni l’aumento spaventoso delle persone che entrano in carcere o che dal carcere passano. La repressione dell’uso colpisce persone che usano cannabis (76%), seguono cocaina (16,7%) e eroina (3,7%) e le altre sostanze. Dal 1990 oltre un milione di persone sono state segnalate per uso di cannabis. Oltre un quarto dei detenuti, quasi il doppio della media UE (18%) è in carcere per droghe. E non stiamo parlando di Pablo Escobar. Una situazione che rischia di essere fortemente aggravata dal decreto Caivano. Guardiamo bene questi dati: il 38,1% di coloro che entrano in carcere risulta “tossicodipendente”, un dato che dopo i due anni di pandemia ha ripreso ad aumentare (+ 18,4% rispetto al 2021).
Alzi la mano chi conosce qualcuno con problemi di dipendenza uscito dal carcere in forma. Anche l’aumento delle misure alternative al carcere in questa prospettiva rischia di vanificare il lavoro delle Comunità perché finisce per essere una punizione, spesso inefficace se parallelamente non si interviene, e non lo si fa mai, su quello che sta fuori. Cosa accade quando si torna a casa se la casa non c’è? Chi è malato, chi ha problemi psichiatrici, Hiv, chi in carcere prova a suicidarsi, entra e esce da strutture ospedaliere che fanno quello che possono per tamponare la carenza strutturale. Invece di parlare di Sessantotto, di genitori permissivi, bisognerebbe ragionare sul fatto che il narcotraffico è fiorente nonostante l’aumento delle operazioni antidroga, le sostanze illecite hanno costi sempre più bassi e quelle lecite, i farmaci, sono sempre più a portata di mano. Tra i giovanissimi, osserva un comunicato degli operatori dei Serd, “il policonsumo è ormai la modalità di assunzione più diffusa”. I Serd sono sempre più intasati e i Servizi di riduzione del danno sotto attacco. La riduzione del danno è un servizio essenziale di assistenza e non l’esito di una politica “rinunciataria” che ha fallito. Ma fallito in che senso? Prima le persone morivano per strada: la riduzione del danno, i servizi pubblici territoriali sono l’unico sistema per consentire alle persone di arrivarci vive. Sono lo strumento operativo di un principio costituzionale, il diritto alla salute, che riguarda tutti, anche i “drogati”. Nel 2023, i Serd hanno assistito in totale 132.200 persone con problemi di abuso di sostanze illegali. I nuovi utenti sono 17.243. Il numero degli operatori continua invece a scendere, arrivando a 6.082 dai 6.213 dell’anno precedente. Andate a vedere cosa accade oggi in quei paesi dove i servizi pubblici non esistono o vengono ridotti a erogatori di farmaci alternativi. Poi parliamone seriamente, per una volta, se è possibile.










