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di Dimitri Buffa

 

Il Tempo, 8 marzo 2015

 

Legalizzare la cannabis e tassarla tanto la fumano tutti in Italia ed è inutile regalare questo bancomat alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta. Il concetto non è nuovo ma adesso la legalizzazione delle droghe leggere non la chiede solo Marco Pannella, che lo fa da 45 anni, o Rita Bernardini, da qualcuno di meno. Né i centri sociali delle feste per la semina o gli hippy post sessantottini. A prendersi la responsabilità di "cambiare verso", è la Direzione nazionale antimafia che nel proprio ponderoso rapporto per l'anno 2014 dedica svariate pagine a questo tema. Sei cartelle piene di proiezioni statistiche.

"Ricordiamo - si legge - per dare un significato concreto ai dati che riguardano il presente anno, che, nel periodo precedente a quello in esame (dunque, dal 1 Luglio 2012 al 30 Giugno 2013), in Italia, venivano intercettati: kg 3.748 di cocaina - dato che, già all'epoca, non faceva che confermare la fortissima offerta di questo stupefacente in Italia - kg 830 di eroina (stupefacente che risultava meno richiesto sul mercato rispetto al precedente trend) kg 63.132 di cannabis di cui 35.849 di marijuana, kg 27.282 di hashish e kg 4074 di piante".

Poi la considerazione che fa da premessa a una richiesta di depenalizzazione della cannabis: "Quanto al dato sui sequestri di cannabis, lo stesso, come anticipato, evidenzia un picco che appare altamente dimostrativo della sempre più capillare diffusione di questo stupefacente. Per avere contezza della dimensione che ha, oramai, assunto il fenomeno del consumo delle cd droghe leggere, basterà osservare che - considerato che il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato - si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all'anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche. In via esemplificativa, l'indicato quantitativo consente a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi pro capite (pari a circa 100/200 dosi) all'anno".

Duecento canne, di media, a testa per ogni italiano, compresi poppanti e novantenni. Quindi il dato quasi certo è che nella popolazione attiva, tra i sedici e i sessanta anni, il consumo potrebbe investire il 50, 60 per cento di tutti loro. Prosegue la relazione a pagina 355 sostenendo che "invero, di fronte a numeri come quelli appena visti - e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia - si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell'azione repressiva...

E quando si parla di "massimo sforzo profuso" in tale specifica azione di contrasto, si intende dire che attualmente, il sistema repressivo e investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi.

Ciò per la semplice ragione che, oggi, con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe (impegno che assorbe già enormi risorse umane e materiali, sicché, spostando ulteriori uomini e mezzi su tale fronte, di conseguenza.. neppure, tantomeno, è pensabile spostare risorse all'interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe "pesanti" al contrasto al traffico di droghe "leggere".

In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso. La parola depenalizzare è in realtà un eufemismo per legalizzare, così come il termine liberalizzare è un vocabolo che denota la disonestà intellettuale di chi lo usa, e che vorrebbe prefigurare una sorta di anarchia e di "fate tutti come vi pare" che però è più la caratteristica della realtà odierna dominata dal proibizionismo e dal monopolio della criminalità organizzata".

Qui finiscono le sei cartelle con cui la Direzione nazionale anti mafia descrive il fenomeno della diffusione delle canne in Italia e il possibile rimedio. A questo punto, fatti due conti a tavolino sono i radicali italiani dei su nominati Marco Pannella e Rita Bernardini, con i loro esperti di area, a dare una cifra sul possibile introito per l'erario, sia in termini di risparmio sulla repressione sia in termini di vere e proprie accise sulla cannabis: dai 7 ai 10 miliardi di euro l'anno. Tanto per cominciare.