sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Luigi Manconi

La Repubblica, 11 giugno 2022

Droghe leggere, perché serve tentare nuove strade contro il proibizionismo. A guardare le cose italiane, si viene colti da un sentimento di frustrazione e impotenza. Nulla sembra mai cambiare e nessuna vera novità si annuncia all’orizzonte. Il 24 giugno è previsto l’inizio della discussione nell’aula della Camera dei Deputati del disegno di legge sulla legalizzazione della coltivazione domestica di cannabis. Ma i lavori della commissione giustizia procedono a rilento: e, a due settimane dall’arrivo in Aula, sono stati approvati solamente i primi due articoli del testo di legge, con centinaia di emendamenti ancora da votare (la maggior parte sottoscritti da FdI e Lega).

Intanto, al Senato, la Lega ha presentato una sua proposta di legge denominata “droga zero” che aumenta le pene per i fatti di lieve entità, introduce l’arresto obbligatorio in flagranza anche per fatti meno rilevanti e la revoca definitiva della patente in caso di reati connessi alle droghe.

Nel frattempo, dopo 15 anni dalla legge che legalizza la cannabis terapeutica, è stato finalmente pubblicato il bando che permette ai privati la coltivazione per fini medici. Tale possibilità era già presente nella legge del 2007 ma questa modalità non era mai stata presa in considerazione finora. Certo, dal bando pubblicato dal Ministero della Difesa emergono fin da subito alcune criticità, ma è indubbio che si sia fatto un significativo passo avanti rispetto alla situazione attuale.

Oggi scarsità della produzione nazionale e conseguenti costi elevati, tempi estremamente lunghi per l’importazione, indisponibilità di una ampia quota della classe medica a prescrivere i farmaci cannabinoidi determinano una situazione paradossale: terapie regolarmente previste dalla legge possono rivelarsi, per il paziente, un autentico calvario con possibili conseguenze giudiziare, denunce, arresti e carcere.

Inoltre, si ricordi che nel febbraio del 2022, un sondaggio realizzato da SWG ha rivelato che il 67% dei cittadini avrebbe votato a favore del referendum sulla cannabis, dichiarato non ammissibile dalla Corte Costituzionale.

Intanto, altrove, governi intelligenti e lungimiranti sperimentano nuove strade e nuove strategie. Il ministro della Salute tedesco, Karl Lauterbachs, ha annunciato che in autunno verrà presentata la proposta di legge per legalizzare la cannabis. E, secondo studi recenti, il mercato legale della sostanza potrebbe raggiungere i 3 miliardi di dollari l’anno entro il 2026.

In Canada il governo federale ha avviato un programma sperimentale di depenalizzazione delle droghe nella Columbia Britannica, una delle provincie più estese del paese. Punto di partenza è la rinuncia a perseguire i maggiorenni trovati in possesso di un massimo di 2,5 grammi di droga, individuando misure alternative. Le sostanze in questione sono quattro: oppioidi, cocaina, metanfetamina e MDMA, conosciuta come ecstasy.

Questo piano sperimentale entrerà in vigore dal 31 gennaio del 2023 e durerà tre anni. L’approccio non è quello della legalizzazione - il traffico, la produzione, l’esportazione e l’importazione di tali droghe rimarranno illegali - bensì quello della “riduzione del danno”. Una politica che non si propone di “mettere al bando” le sostanze attraverso la repressione, ma che accetta di “convivere” con esse, proponendo attività di assistenza psicologica e provvedimenti di natura terapeutica e giuridica, capaci di ridurre al minimo le conseguenze più negative del consumo.

Non a caso, il programma di sperimentazione è stato sollecitato da una emergenza sanitaria determinata dall’aumento drammatico di decessi causati da overdose (+ 125% rispetto al 2016). Il progetto è tuttora in corso di definizione: si precisano i contorni delle diverse misure, si vagliano le differenti soluzioni, si appresta una sofisticata strumentazione per il monitoraggio dei risultati lungo tutto il tempo della sperimentazione. Personalmente mi pare un’ottima idea, ma penso che anche i più tenaci oppositori di qualsiasi forma di depenalizzazione e legalizzazione dovrebbero guardare col massimo interesse e con la massima obiettività all’esperimento canadese.

Una cosa sappiamo, proibizionisti e anti-proibizionisti: tutte le strategie precedenti, fondate su interdizione e punizione, sono incondizionatamente fallite. È un obbligo morale provarne di nuove e alternative. Per approfondire la questione sono utili tre lavori, con approcci assai diversi, di recente pubblicazione: Cose spiegate bene. Le droghe in sostanza, a cura di Ludovica Lugli e Paolo Nencini (libro-rivista de Il Post in collaborazione con Iperborea); Mamma mi faccio le canne. Guida alla cannabis per genitori e figli, di Antonella Soldo (Officina di Hank); il podcast Tutto fumo, di Antonella Soldo (Meglio Legale in collaborazione con Emons Records).