sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marco Perduca

Il Manifesto, 17 giugno 2026

L’11 giugno scorso, in vista del Consiglio europeo del 18, la Presidente del Consiglio si è lamentata alla Camera dell’eccessivo numero di vertici europei, li ha chiamati “ridondanti”, a cui capi di governo devono partecipare. L’intenzione era vanificare gli attacchi subiti per la sua assenza alla riunione del Consiglio europeo sui Balcani, poco dopo però si è contraddetta annunciando un imminente incontro della “Coalizione europea contro le droghe”. Da ottobre del 2025, “grazie” a Meloni e Macron, esiste questa nuova iniziativa intergovernativa che “si propone di rafforzare concretamente la cooperazione nell’ambito della Comunità Politica Europea (un’altra organizzazione che si sovrappone quasi interamente al Consiglio d’Europa!) nel contrasto al traffico di droga, incluse le droghe sintetiche, nella prevenzione e nel recupero dalle dipendenze”.

Chi partecipa ha sottoscritto un documento di priorità operative che include la piena applicazione del principio “follow the money”. Propaganda e improbabili citazioni cinematografiche a parte, se non è ridondante questo ulteriore incaponirsi con proposte anti-riformatrici in materia di leggi e politiche sulle droghe non si sa cosa possa esserlo.

Dal 1993, l’Unione Europea si è dotata di un “osservatorio” su tutto ciò che gira attorno alle sostanze psicoattive illecite, un’istituzione, che da qualche anno si chiama EU Drug Agency, e che raccoglie, analizza e divulga informazioni relative ai paesi UE, quelli candidati e la Norvegia, per “fornire dati concreti per garantire che i responsabili politici, gli operatori e le comunità siano ben preparati”. Preparati a cosa? Le relazioni dell’EUDA coprono tutto lo scibile in materia di droghe ma, oltre a segnalare qualche mancanza in termini di “politiche” o non raggiungimento di obiettivi, non articolano raccomandazioni per modifiche legislative che facciano convivere con le “droghe” in modo diametralmente opposto a quanto costruito in ossequio al proibizionismo ancora imperante. L’illegalità ha fatto sì che il fenomeno negli anni abbia visto un’invasione di nuove sostanze ma un progressivo contenimento dell’effetto letale che esse possono causare se assunte, spesso in policonsumo. Di questa “evoluzione” le istituzioni non parlano.

Visto che nessun Paese può vantare politiche capaci di ridurre la presenza degli stupefacenti illeciti nel proprio territorio, vediamo cosa accade per la riduzione del danno. Nel 2024, solo 7 dei 25 paesi avevano raggiunto l’obiettivo dell’OMS relativo all’erogazione di aghi e siringhe sterili fissato per il 2025. Di questi solo 4 forniscono dati anche sulla copertura del trattamento con agonisti degli oppiacei. L’Italia non appare. Dei 22 paesi (con dati) 14 hanno raggiunto l’obiettivo del 2025 dell’OMS sulla fornitura di servizi per il trattamento con agonisti degli oppiacei, di questi solo 9 forniscono anche dati sull’entità della fornitura di aghi e siringhe. Italia non pervenuta. Quali siano i “problemi” non si sa.

Nel 2025, nei paesi osservati, che contano mezzo miliardo di abitanti, erano operativi 100 (!) locali per il consumo controllato di stupefacenti in 13 Stati membri dell’UE e in Norvegia. I servizi offerti comprendono l’uso di droghe per via parenterale e di sostanze stimolanti sotto supervisione (fumo di crack), l’analisi delle sostanze, la distribuzione di materiale igienico e altre forme di assistenza sanitaria e sociale. Perché così pochi? Non si sa. Sul resto non occorre tornare perché in linea con l’originale titolo “Nuovi rischi per la salute dei cittadini europei in un mercato della droga in rapida evoluzione”. Da qualche parte nel “sistema” c’è un problema alla radice se, dopo tutti questi anni e con tutti questi proclami, non si azzarda un minimo di valutazione di quanto accaduto. Sapere tutto ma non capire niente, verrebbe da dire.