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di Cristina Porta

La Stampa, 5 marzo 2026

La disavventura kafkiana di Giampiero Semeraro: coltivava cannabis light ed è finito sotto processo. È passato da essere un regolare produttore di cannabis legale a essere considerato uno spacciatore in una frazione di secondo. Giampiero Semeraro, 39 anni di Gignod, è a processo per spaccio di sostanze stupefacenti. Il 3 giugno dello scorso anno, la Finanza gli ha sequestrato 200 chilogrammi di cannabis light, tutta già essiccata. Il processo ora è stato rinviato al 26 giugno, in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sulla legittimità dell’articolo 18 del decreto sicurezza, approvato dal governo Meloni il 4 aprile 2025, che vieta commercio e lavorazione della cannabis anche quella senza principio attivo.

Il danno e la beffa - Semeraro dal 2018 coltivava nella sua azienda di Gignod quella che fino a un anno fa era considerata cannabis legale, perché priva di principio attivo. L’entrata in vigore del decreto sicurezza tanto voluto dal ministro leghista Matteo Salvini, l’ha resa illegale. E questo ha fatto sì che quei 200 chilogrammi di cannabis essiccata, che Giampiero Semeraro aveva ancora nel magazzino, in una notte siano diventati illegali. Come se fossero 200 chilogrammi di droga. Semeraro di conseguenza è stato denunciato e ieri è iniziato il processo. Una situazione kafkiana che però non toglie il sorriso a Giampiero Semeraro che spiega come: “Ho aperto la mia attività otto anni fa, ora dopo l’entrata in vigore di questo decreto mi ritrovo con tutto sotto sequestro, un processo e il dovermi reinventare di nuovo. Così, dalla sera alla mattina. Senza contare le spese legali. Io con la mia coscienza sono assolutamente tranquillo, ed è con quella che devo fare i conti. E soprattutto so di non aver fatto nulla di sbagliato e credo nei miei principi.

Capisco che il governo abbia fatto una legge e che la Guardia di finanza abbia solo fatto il suo lavoro. Ma quando hanno fatto la legge c’erano aziende che stavano lavorando, che avevano investito. Ovviamente - dice - sapevano che le attività del settore avevano uno stoccaggio di cannabis e quindi ora ci troviamo in questa situazione assurda. Io lavoravo soprattutto con il fiore, è la parte della pianta che viene più valorizzata e richiede solo la prima lavorazione, per cui di per sé è molto più semplice come operazione e la mia attività viveva di quello. La cannabis in questione non ha principio attivo, così come voleva la normativa. E l’esame lo facevamo sempre come autocontrollo. Nel 2018 ho aperto un’attività e fatto una scelta di vita, lo scorso anno da un giorno all’altro mi è stato detto che non potevo più farlo. Ora il magazzino è ancora sotto sequestro, con i sigilli e tutta la merce all’interno”.

La prima udienza - Ieri Semeraro era in aula per la prima udienza accanto all’avvocato Alessio Iannone, che ha chiesto e ottenuto dal giudice Marco Tornatore un rinvio in attesa che si pronunci la Corte costituzionale. “Per noi vi sono vari aspetti di costituzionalità - dice l’avvocato - e ora stiamo aspettando la pronuncia sul merito. Aspetto non secondario, il decreto poneva fuori legge la sostanza senza neppure indicare ai produttori come poter fare a smaltirla”.