di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 29 agosto 2019
Gli esperti di tossicodipendenze lo ripetono almeno da due anni: siamo alla vigilia di un'epidemia di morti per overdose. Simile, o forse peggiore, di quelle degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Perché non soltanto l'eroina è tornata, costa meno di niente e ripropone, come un brutto déjà vu, tutto il suo lugubre corollario di siringhe abbandonate nei luoghi della movida, nei già noti inferni del buco, tra i nuovi muri del pianto.
Ma accanto all'eroina, dopo aver seminato morte negli Stati Uniti, ormai nei discount dello spaccio di casa nostra cominciano ad apparire killer ancora più pericolosi: i nuovi oppioidi sintetici, derivati, anche, da farmaci legali come il potentissimo antidolorifico Fentanyl. Un analgesico cento volte più potente della morfina, sequestrato già due anni fa tra le dosi di un noto pusher che spacciava davanti a un liceo milanese.
In quella morsa a tenaglia di compravendita di sostanze che circonda, ormai, drammaticamente, ogni luogo abitato dai ragazzi, a cominciare dalle scuole. Eppure di questa nuova emergenza, (che negli Stati Uniti ha causato nel 2017 sessantamila morti, più delle vittime dei dieci anni di guerra del Vietnam) nel nostro Paese occupato a fare terra bruciata ai negozi di cannabis light, non si parla. Anzi, invece di intraprendere una dura "guerra di strada" contro i veri mercanti di morte, l'uscente ministro dell'Interno Salvini, sbagliando clamorosamente obiettivo, ha puntato la sua battaglia di ordinanze e divieti contro la marijuana legale.
Ignorando gli appelli sull'epidemia di oppiacei lanciati dalle comunità terapeutiche, dai servizi territoriali, ma anche dai Pronto Soccorso, alle prese con giovanissimi in overdose da sostanze sconosciute. Nell'assenza assoluta di campagne di informazione che dicano, finalmente, la verità sulle nuove facce del narcotraffico. Perché nella mutazione dei mercati della droga, il vero rischio è oggi quello dei supermarket dello spaccio a basso costo.
Dove i pusher vendono allo stesso prezzo dosi di eroina e di cannabis sintetica, di crack e di metamfetamine, di hashish e oppiacei "legali" come il Fentanyl, appunto, cui si deve la morte non soltanto dello Chef Andrea Zamperoni, ma di artisti come Prince e Dolores O Riordan. In un mix micidiale che mescola medicine e stupefacenti, benzodiazepine e droghe di laboratorio, creando dipendenze sempre più veloci. Allarmi inascoltati. Mentre gli operatori chiedono il rilancio dei servizi e il rilancio della conferenza nazionale sulle droghe, l'unico vero allarme in Italia sembra essere quello sulle "canne".
Nella polemica storica, tra chi considera lo spinello la porta d'accesso verso le droghe pesanti e chi ritiene invece che questo automatismo non esista affatto. Una dicotomia, droghe pesanti e droghe leggere, già (purtroppo) spazzata via da una realtà peggiore, un mondo tossico dove tutto si è mescolato su un livello "orizzontale" dettato dal narcotraffico.
Un'offerta che propone a un'utenza sempre più acerba sostanze di tutti i tipi, senza più alcuna differenziazione del pericolo. Come se fosse la stessa cosa fumare una canna di marijuana o una pallina di eroina, spacciata addirittura a un euro davanti alle scuole medie. Basterebbe ascoltare la voce dei presidi che raccontano la loro impotenza contro l'assalto dei pusher, per rendersi conto di quanto sia grave la situazione. Una guerra perduta, dove oggi sembrano vincere gli spacciatori, mentre l'ossessione del Viminale sono stati i biscotti alla canapa e la marijuana legale, assai meno stupefacente, in verità, di quella venduta dagli spacciatori.










