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di Viola Giannoli

La Repubblica, 8 novembre 2025

“Una conferenza escludente, repressiva e già scritta”. Stefano Vecchio, presidente del Forum droghe, parla dalla Città dell’Altra economia di Roma dove associazioni della società civile come Antigone, Coscioni, Cnca, Gruppo Abele, operatori, esperti e persone che usano sostanze hanno convocato una “Contro-conferenza sulle dipendenze”, il controcanto a quella istituzionale. 

 Perché questa iniziativa?

“Anzitutto perché stavolta siamo stati esclusi dai tavoli di confronto mentre quattro anni fa eravamo protagonisti attivi. E poi perché non condividiamo l’approccio del governo, abbiamo una visione alternativa”.

 Partiamo da qui: cosa non va nelle politiche dell’esecutivo?

“Sono fondate sulla repressione, sulla patologizzazione, sulla stigmatizzazione e sulla marginalizzazione dei cosiddetti tossici. Ed è così dagli anni 90. Bisognerebbe essere onesti e prendere atto che le politiche sulle droghe hanno fallito”.

 La repressione non funziona?

“La stessa relazione che Mantovano ha presentato al Parlamento ci dice che non solo il mondo non si è liberato dalle droghe ma che i consumi sono aumentati e il mercato delle sostanze si è diversificato. È un copione perdente che passa per il decreto anti-rave, l’assimilazione della cannabis light priva di effetti psicoattivi, il nuovo codice stradale che è una legge sulle sostanze mascherata. Non funziona e ha effetti sociali gravi: un terzo dei detenuti è in carcere per reati legati alle droghe, un sovraffollamento esploso anche negli istituti minorili a causa del decreto Caivano”.

 Qual è la vostra alternativa?

“Serve una riforma strutturale della legge sulle droghe depenalizzando il consumo, rimodulando le pene per lo spaccio e prevedendo misure alternative al carcere nelle comunità e nei progetti territoriali di inclusione sociale. Vogliamo l’applicazione delle politiche di riduzione del danno previste nei Lea. Chiediamo una riforma del sistema dei servizi pubblico-privati, oggi incentrato solo sui SerD, con la promozione del ruolo dei Comuni. E la legalizzazione almeno della cannabis. Quella che il governo erroneamente chiama “lotta alla droga” è una lotta alle persone che consumano, mentre dovrebbe essere una lotta alle mafie e alla criminalità organizzata. Chi consuma va accolto, recuperato e responsabilizzato”.