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di Viviana Daloiso

Avvenire, 30 agosto 2025

La comunità meta della visita di Metsola e Meloni ospita da sempre i big della scena politica nazionale e internazionale. Passerelle, si dirà, ma per una volta il giudizio rischia d’essere riduttivo. Per almeno un paio di ragioni che vale la pena qui ricordare, in un tempo in cui di dipendenza e di tossicodipendenza si parla pochissimo e si soffre sempre di più. La prima: l’Italia, fanalino di coda d’Europa e del mondo in innumerevoli e svariati ambiti, sul fronte dei percorsi di recupero è un modello d’eccellenza, oltre che un unicum.

È al nostro Paese (e tra l’altro all’intuizione e al carisma di tanti uomini e donne di Chiesa) che si deve l’invenzione della “comunità” non come luogo meramente sanitario di cura, ma come dimensione spazio-temporale di presa in carico della persona nella sua interezza, con l’attenzione alle sue abilità cognitive, emotive e relazionali e con il progetto di una sua riabilitazione integrale, di un suo reinserimento sociale e lavorativo.

Ed è questo che fanno le centinaia di comunità sparse da Nord a Sud, tra cui San Patrignano spicca per dimensioni e visibilità, in un settore - quello delle politiche sociali - segnato da fragilità strutturali e carenza di fondi. Un primato frutto dell’impegno di decine di competenze, di lunghi e complessi percorsi di formazione per gli operatori, di (difficile a volte) lavoro in rete con i servizi pubblici per rispondere alle continue sfide quotidiane: non solo la circolazione di nuove sostanze e la normalizzazione nei consumi delle “vecchie”, ma anche la piaga dell’alcolismo, della ludopatia, del ritiro sociale, della dipendenza da Internet. Ferite con cui sempre più spesso, e sempre prima, i nostri ragazzi nelle comunità si presentano in cerca di aiuto e di risposte. L’attenzione, dunque, dei “big” non è motivata solo da ragioni di facciata: visibilmente stupita dalle attività e dai laboratori che ha visitato all’interno della struttura, Metsola non a caso proprio di “modello di welfare per l’Europa” ha parlato riferendosi a San Patrignano. Una buona notizia, anche per tutte le altre.

C’è di più, però. C’è anche il segno di un interesse, da parte delle istituzioni, a muoversi lungo una linea di frontiera per troppo tempo disertata: quella del disagio giovanile che nelle dipendenze trova il suo sintomo e il suo grido. Se è vero che i nostri ragazzi “non stanno bene”, se è vero che la pandemia ha scavato un abisso nelle fragilità che già segnavano le nuove generazioni, vero è anche che per troppo tempo la politica di droga e dipendenze ha continuato a parlare in modo asettico, disincarnato, relegando la questione allo sterile e ideologico dibattito sulla mera sostanza: ci si è scontrati sulla liberalizzazione, su cosa sia “leggero” e cosa no, si è cavalcato l’allarme cannabis, ora quello fentanyl, giustamente si organizzano forum internazionali e panel di esperti per confrontarsi sul rischio costituito dalla nascita di sempre nuove sostanze sintetiche e sulle rotte di spaccio, ma troppo spesso si sono perse di vista le persone. E la droga è un dramma e un problema che riguarda le persone, innanzitutto: con la loro salute, le loro famiglie fatte di padri e di madri e a volte di figli, le classi a scuola e le compagnie di amici, i progetti per il futuro, il contributo che sono destinate a lasciare nella società e nel futuro del Paese. La politica a San Patrignano allora, tra i ragazzi che provano a rimettersi in piedi, è anche il segnale di uno sguardo e di un desiderio di confronto che non andrebbe liquidato a mera strategia elettorale, specie in vista dell’attesa, cruciale Conferenza nazionale sulle droghe convocata dal governo per novembre. Alle persone - quelle che vivono il recupero e quelle che lo rendono possibile nelle comunità - è tempo di guardare per superare le divisioni (quelle, sì, solo politiche) e ripensare insieme una legislazione sulle dipendenze adatta ai tempi in cui viviamo, oltre che a investimenti massicci nelle politiche sociali con l’obiettivo di prevenirle e di affrontarle prima che i giovani ne siano inghiottiti.