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di Giampaolo Piagnerelli


Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2020

 

Non scatta l'arresto con la detenzione di 35 grammi di sostanze stupefacenti cosiddette "leggere". Il possesso, dunque, di quantità ridotte di marijuana e hashish (25 e 10 grammi) non comporta come conseguenza il carcere. Lo precisa la Cassazione con la sentenza n. 9733/2020. La tesi della Procura - La contestazione del Sostituto procuratore di Brindisi deduce l'erronea applicazione degli articoli 391, comma 4, e 381, comma 4, del Cpp, evidenziando a differenza di quanto ritenuto dal Gip, che l'arresto doveva essere ritenuto legittimo, avendo la polizia giudiziaria ragionevolmente considerato la pluralità delle sostanze detenute dall'imputato e il possesso da parte di questi degli strumenti normalmente utilizzati per il confezionamento dello stupefacente, da ciò desumendosi che il soggetto fosse un detentore non episodico di droghe.

I Supremi giudici, invece, hanno ritenuto che già il Gip avesse verificato la configurabilità dei requisiti della gravità del fatto e della pericolosità dell'arrestato, escludendoli entrambi in quanto l'imputato era incensurato dedito a un'onesta attività lavorativa, avendo egli peraltro spontaneamente consegnato la non eccessiva droga in suo possesso. La conclusione della Cassazione - In applicazione a tale interpretazione deve ritenersi che l'apparato argomentativo con cui è stata esclusa la sussistenza della gravità del fatto e della pericolosità dell'indagato non presenta vizi di legittimità, "avendo il gip operato una disamina non irrazionale delle risultanze investigative delineate nel verbale di arresto, esaurendosi le doglianze articolate nel ricorso in una differente valutazione sull'esistenza dei requisiti di legittimità dell'arresto, che sottende considerazioni di merito non suscettibili di trovare ingresso in Cassazione".