La Repubblica, 27 giugno 2023
I dati drammatici del “Libro bianco”: il 40,7% di chi entra in istituto fa uso di stupefacenti, un anno fa era il 30%. Il Libro bianco sulle droghe quest’anno ha come titolo: “La traversata del deserto”. Il libro bianco è un rapporto indipendente sul mondo del consumo, della tossicodipendenza e del narcotraffico che viene presentato ogni anno il 26 giugno, Giornata mondiale contro le droghe. Vengono analizzati gli effetti del Testo Unico sugli stupefacenti sul sistema penale, sui servizi, sulla salute delle persone che usano sostanze e sulla società. Il report è promosso, tra gli altri da Forum Droghe, Antigone, Cgil, Associazione Luca Coscioni.
Droghe e carcere - Quest’anno il Libro Bianco pone grande attenzione al tema delle presenze in carcere per effetto della legge sulle droghe, una situazione oggi ormai intollerabile. Le soluzioni adombrate da esponenti governativi, come il sottosegretario Delmastro, appaiono un brusco ritorno al passato. Un ritorno a quelle comunità chiuse che si configurano più come detenzione appaltata al privato sociale che come reale risorsa alternativa per la risocializzazione e la salvaguardia della salute fisica e mentale della persona che fa uso di sostanze e si trova in carcere.
Droghe e repressione - Dopo 32 anni di applicazione del Testo Unico sulle droghe Jervolino-Vassalli, i devastanti effetti penali (dell’articolo 73 in particolare, su produzione e detenzione di sostanze stupefacenti) sono sotto gli occhi di tutti. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri. Basti pensare che in assenza di detenuti per articolo 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario, come indicato dalle simulazioni prodotte. Alcuni dati: 9.961 dei 38.125 ingressi in carcere nel 2022 sono stati causati dall’articolo 73 del testo unico, detenzione a fini di spaccio. Si tratta del 26,1% degli ingressi (era il 28,3% nel 2021). Sui 56.196 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2022 ben 12.147 lo erano a causa del solo articolo 73 del Testo unico. Altri 6.126 in associazione con l’articolo 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope). Si tratta del 34,3% del totale. Sostanzialmente il doppio della media europea (18%) e molto di più di quella mondiale (22%).
Il 40% di chi è entra è tossicodipendente - Diventano catastrofici i dati sugli ingressi e le presenze di detenuti definiti “tossicodipendenti”: lo sono il 40,7% di coloro che entrano in carcere, mentre al 31/12/2022 erano presenti nelle carceri italiane 16.845 detenuti “certificati”, il 30% del totale (+10% sul 2021). Questa presenza record (dal 2006 ad oggi) è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone “tossicodipendenti”, che dopo i due anni di pandemia ha ripreso ad aumentare (+ 18,4% rispetto al 2021).
La giustizia - I dati, fermi al 2021, raccontano un paese in cui le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 186.517 e 45.142. Da notare come secondo i dati assestati della relazione governativa 2020, 7 procedimenti su 10 per droghe termina con una condanna, confermando i dati presentati nelle precedenti edizioni di questo Libro Bianco.
Segnalazioni e sanzioni - Si può però affermare che dal 2020 in poi, il numero di persone segnalate rimarrebbe piuttosto stabile, aggirandosi da tre anni sopra le 30mila. Il 38% delle segnalazioni finisce con una sanzione amministrativa, le più comuni la sospensione della patente (o il divieto di conseguirla) e del passaporto. Questo anche in assenza di un qualsiasi comportamento pericoloso messo in atto dalla persona sanzionata. La repressione si abbatte sui minori: più 33% quelli segnalati che entrano così in un percorso sanzionatorio stigmatizzante e alla fine dei conti desocializzante. Il 97,4% dei minori è segnalato per cannabis.
Segnalazioni non terapeutiche - Risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al prefetto: solo 215 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; nel 2007 erano 3.008. Anche gli inviti a presentarsi al Serd sono in diminuzione (4.265). La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (75,4%), seguono a distanza cocaina (18,1%) e eroina (4,2%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 oltre un milione di persone sono state segnalate per possesso di derivati della cannabis.
Il report è curato anche da La Società della Ragione, Cgil, Cnca, Arci, Llila e Legacoopsociali con l’adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itardd ed Itanpud. Viene diffuso nell’ambito della campagna internazionale di mobilitazione “Support! don’t Punish” che chiede politiche sulle droghe rispettose dei diritti umani e delle evidenze scientifiche e che quest’anno coinvolgerà oltre 250 città in circa 100 paesi.










