di Errico Novi
Il Garantista, 4 aprile 2015
La Segretaria Radicale pianta altra marijuana sul terrazzo: non la indagano per non far emergere lo scandalo della Fini-Giovanardi.
Perché arrestano i consumatori di hashish e con Rita Bernardini non lo fanno? "Ecco, perché non lo fanno? Perché vogliono continuare ad arrestare gli altri. Perché se finissi in galera anch'io, che coltivo cannabis e semino cinquanta piante di marijuana alla volta sul terrazzo di casa, verrebbe fuori l'ignobile condizione di chi sconta ancora le vecchie pene della Fini-Giovanardi". E verrebbe fuori la follia di carceri zeppe di persone trovate con un po' di hashish o un po' di marijuana.
E poiché lo Stato - l'autorità giudiziaria così come il governo - trova scomodo ammettere la propria follia, continua a fare finta di niente solo con la segretaria di Radicali italiani. L'ultimo episodio risale al primo aprile e non è uno scherzo. Sul suo terrazzo di casa, appunto, Bernardini procede alla semina di 50 piante di marijuana terapeutica. Lo fa con un "compagno di disobbedienza civile", Andrea Trisciuoglio, malato di sclerosi multipla.
Trisciuoglio ha a sua volta "precedenti", uguali e contrari a quelli dei pannelliani: il giorno prima della semina a casa Bernardini, è stato fermato dai carabinieri a Foggia, e si è visto sequestrare il suo medicinale a base di cannabis, il "Bedrocan". Di lui, che della marijuana ha bisogno per questioni mediche, se ne accorgono eccome. Comunque mercoledì la Bernardini e Trisciuoglio l'hanno "fatta grossa": "È stata una semina faticosa, ci sono voluti 500 chili di terra". Il tutto filmato da Radio radicale e disponibile sul sito. Flagranza di reato. Perché i carabinieri, magari quelli di Foggia, non vanno ad arrestare Bernardini e il suo complice, già noto ai (loro) uffici? E perché, e qui siamo al punto, non c'è un-pm-uno che iscriva Pannella, Bernardini, Arconti e tutti gli altri nel registro degli indagati?
"Ho sempre chiesto, per le mie ventennali disobbedienze civili sulla legalizzazione dei derivati della cannabis, di essere trattata come tutti quelli che sono quotidianamente arrestati e sottoposti a dure sanzioni amministrative". Tanto per essere chiari: in carcere ci sono ancora detenuti che, come spiega la segretaria di Radicali italiani, dovrebbero vedersi applicate le nuove pene edittali previste per i reati relativi al possesso di droghe leggere: da 2 a 6 anni. Sono in galera a farsi invece ancora gli anni della vecchia Fini-Giovanardi: 6 anni di minima e 20 di massima: "Una pena illegale: dovrebbero stare fuori, ma la maggior parte di loro non ha soldi per pagarsi l'avvocato che presenti l'istanza per ridimensionare l'esagerata pena prevista dalla famigerata legge".
Potrebbe pensarci il legislatore, come chiesto dalla Consulta. Ma il legislatore se ne frega. Se Bernardini finisse in galera lo scandalo scoppierebbe. Il suo caso potrebbe finalmente proiettare una luce sulla condizione di tutti quei detenuti che scontano appunto pene illegali. Pm ciechi, Renzi pure. Di questi tempi, questo governo, e questo premier, possono mai farsi dire che "hanno messo in libertà migliaia di piccoli spacciatori"?
Evidentemente Renzi ha troppo affetto per i sondaggi e una concessione del genere non la farà mai. Vinca l'urlo forcaiolo anche in questo caso. Eppure qualcosa il governo avrebbe l'obbligo di farla subito: chiedersi perché nessun magistrato indaga Bernardini e la fa arrestare. Nessun pm. Visto che al ministero della Giustizia non se lo chiedono, la domanda arriva finalmente sotto forma di un'interrogazione a risposta scritta. A presentarla è Tancredi Turco, un deputato veronese, appena quarantenne, eletto con i cinquestelle e poi confluito con altri nel gruppo parlamentare "Autonomia libera". Nell'atto, depositato due giorni fa, Turco ripercorre tutta la "carriera criminale" di Bernardini: dalla prima "cessione a titolo gratuito" di hashish fino alle 50 piante del primo aprile.
Alla fine del lungo excursus, pieno di disobbedienze civili ignorate, il deputato di Alternativa libera chiede "se sussistano i presupposti di fatto e di diritto per un'iniziativa ispettiva presso gli organi giudiziari che non hanno esperito l'azione penale nei casi indicati in premessa". Ecco, alla faccia dell'obbligatorietà dell'azione penale, di questo patetico feticcio costituzionale. Succederà qualcosa? Il ministro Orlando riconoscerà che i pm non arrestano Bernardini per non dare giustizia a chi sconta pene illegali? Si vedrà.
Intanto il caso del complice Trisciuoglio, presidente dell'unico "Cannabis Social club" d'Italia, intitolato "La piantiamo" e aperto a Racale, nel Leccese, finisce in un'altra interrogazione, stavolta firmata dal vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. Bernardini e Pannella, infine, sono al ventottesimo giorno di sciopero della fame, contro le carceri inumane e contro le detenzioni illegali. Ve ne serve ancora?










