Askanews, 26 marzo 2015
Superare Fini-Giovanardi, basta tribunale inquisizione. "Se dessimo spazio al monopolio pubblico daremmo l'opportunità allo stato di maggiori introiti e più sicurezza ai cittadini". Lo ha detto il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto, dopo la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge sulla libertà di coltivazione della cannabis e sul monopolio pubblico della cannabis.
Con questa proposta, ha spiegato Scotto, "vogliamo mettere fine alle norme antiproibizioniste e repressive di dieci anni di dominio della destra italiana. La legge Fini-Giovanardi ha affollato le carceri e depresso generazioni: occorre una svolta, non si può avere questa impostazione in un paese moderno come l'Italia. Tutto il mondo va verso quella direzione, solo in Italia siamo ancora al tribunale della santa inquisizione".
"Si tratta di un'operazione antimafia: vogliamo sottrarre un mercato a coloro che hanno distrutto questo paese, lo hanno ridotto alla periferia dell'impero, a coloro che hanno accumulato enormi capitali in questi anni, offeso il territorio, ammazzato per droga. Questa operazione antimafia ha anche un impatto economico molto significativo: stimiamo un impatto per la fiscalità generale tra i 5 e i 10 miliardi di euro.
Immaginiamo solo cosa si può fare con quei soldi: dal reddito di cittadinanza, al riassetto del territorio, all'abbassamento delle tasse. Inoltre abbiamo una mole intensa di donne e uomini che in questi anni hanno scontato per queste norme repressive mesi in carcere". "Non pensiamo che bisogna diffondere la marijuana - ha concluso Scotto - ma regolamentarla, interrompere una catena di continuità tra droghe leggere e pesanti perché quando un giovane entra in un mercato la distinzione non è molto facile, è anche un'operazione pedagogica".










