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di Daniela De Crescenzo

 

Il Mattino, 16 marzo 2015

 

Cannabis sì, cannabis no. Sono bastati un po' di numeri e qualche osservazione all'interno della relazione presentata dalla Dna al Parlamento per riaccendere la storica polemica tra gli opposti schieramenti dei proibizionisti e degli antiproibizionisti, anche se il procuratore nazionale Franco Roberti avverte: "Noi non chiediamo la depenalizzazione, ma poniamo un problema: di fronte agli sforzi impiegati da magistratura e forze dell'ordine constatiamo un crescente aumento del consumo e quindi ci domandiamo quale sia la via più efficace per fronteggiare la situazione",

E infatti la direzione nazionale antimafia parte dal dato sui sequestri: "Nel periodo in esame, luglio 2013 giugno 2014, si registra un significativo, ma non eccezionale, aumento dei sequestri di tutte le sostanze stupefacenti sopra indicate - è scritto nel rapporto - fatto salvo il dato sulla cannabis, che evidenziava un rilevantissimo picco di incremento di oltre il 120 per cento".

E poi l'osservazione che ha riaperto i giochi: "Davanti a questo quadro, che evidenzia l'oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro sia opportuna una depenalizzazione della materia".

In sostanza ci si chiede se sia utile una mobilitazione delle forze dell'ordine e della magistratura per combattere una battaglia che ha pochissime possibilità di essere vinta. Anche perché, risulta dai dati forniti al Parlamento questa volta dal dipartimento delle politiche antidroga, in Italia il consumo della cannabis continua a crescere nonostante sequestri ed arresti.

Ma se la relazione della Dna porta acqua al mulino degli antiproibizionisti, sono altri numeri a far accendere il dibattito tra i sostenitori della legalizzazione. La relazione del dipartimento delle politiche anti droghe sui primi sei mesi del 2014 dimostrano, infatti, che lo spinello è merce diffusa soprattutto tra i più giovani.

"Il consumo di sostanze stupefacenti tra gli studenti, rilevato annualmente dal 2003 - è scritto - evidenzia una progressiva contrazione della prevalenza di consumatori di cannabis fino al 2011, sebbene caratterizzata da una certa variabilità; nel triennio successivo 2011-2013 si osserva ima ripresa dei consumatori con prevalenze che raggiungono nel 2014i valori del 2008".

E proprio da questo dato parte Giovanni Serpelloni, fino allo scorso anno a capo del dipartimento, osservando: "Quando si fanno scelte e politiche e sociali così importanti non bisogna dimenticare i danni sanitari che si fanno ai giovani: più liberalizzi più aumenti i consumatori non solo di cannabis, ma anche di altre droghe".

Secondo l'esperto l'incremento dei consumi non sarebbe così drammatico come sostenuto dalla Dna: "Parte della cannabis è solo in transito - sostiene - e, come dimostra la relazione del dipartimento anti droghe, solo il dal 23,5% degli studenti la ha consumata negli ultimi dodici mesi facendo registrare un aumento di 1,9 punti percentuali rispetto al 2013".

D'altra parte quando dici cannabis dici tutto e niente. Secondo Serpelloni il principio attivo può essere aumentato fino al 70 per cento dai commercianti di droga. Un'osservazione immediatamente rispedita al mittente dai sostenitori della depenalizzazione o anche della liberalizzazione: solo facendo emergere il fenomeno, sostengono, è possibile controllarlo. Come in una vecchia pubblicità se legalizzi sai quel che fumi.

Anche perché oggi non sempre quel che sembra hashish o marijuana lo è davvero: foglie potenziate o trattate con altre sostanze sono diffusissime, come la famosa "amnesia" che non è solo una dimenticanza né una discoteca di Ibiza, né un film, ma una droga che puzza molto e che ha effetti molto più intensi dello spinello che si ottiene con la sostanza "semplice".

Sostiene la psicologa e psicoterapeuta Grazia Zuffa da anni impegnata nel campo delle dipendenze: "L'aumento della potenza della cannabis è legata al mercato illegale. La qualità è determinate e per questo i consumatori cercano un canale sicuro. Ma per affrontare seriamente il dibattito dobbiamo rivolgere il nostro sguardo al mondo dove cominciano a esserci esempi di legalizzazione sempre più diffusi. Accade pure negli Usa che hanno introdotto il regime di proibizione e lo hanno imposto al mondo intero. In America sono i quattro gli Stati che hanno legalizzato la marijuana a uso ricreativo: Alaska, Oregon, Colorado e Washington. In altri 19 stati la cannabis è legalizzata ad uso medico. Nel 2016, ci sarà un referendum sulla legalizzazione della cannabis ad uso ricreativo anche in California".

E se si guarda al mondo si scoprono cose strane: in Olanda, ad esempio, lo spinello si può fumare nei famosi coffee shop, ma è proibito produrre cannabis. Non è chiaro, dunque, come gli imprenditori dello sballo possano procurarsela legalmente. In Spagna, invece, è stato depenalizzato il consumo e la coltivazione, ma solo per uso personale.

L'esperimento più originale e che ha fatto più discutere arriva dall'Uruguay dove nel 2013 è stata approvata una legge molto articolata. E stato creato un Istituto di regolamentazione della cannabis (Inc), che concede licenze ai privati per la coltivazione delle piante da parte di singoli (massimo sei piante a testa), associazioni di consumatori (massimo 45 soci e 99 piante) e ai produttori più importanti, che vendono attraverso una rete di farmacie autorizzate, per un massimo di 40 grammi mensili a persona. Prezzo massimo un dollaro a grammo. Ma attenzione: la vendita è proibita agli stranieri.