di Ilaria Carra
La Repubblica, 11 luglio 2022
Per Gherardo Colombo, ex magistrato e a capo del comitato “Legalità milanese”, la mancata legalizzazione delle droghe leggere “favorisce i guadagni della criminalità”.
Il numero è ingente: sono oltre 95.400 i procedimenti penali pendenti per droghe leggere. “Se la cannabis venisse legalizzata - dice il penalista Mirko Mazzali - i processi veramente importanti verrebbero fatti prima. Mantenere lo status quo avvantaggia solo la criminalità organizzata “. L’alleggerimento del carico dei tribunali per pene lievi è uno dei temi sottolineati dai sostenitori della legalizzazione della cannabis al centro della due giorni degli Stati Generali che si è svolta nel weekend a Milano. Un’iniziativa targata centrosinistra, radicali, associazioni, società civile, che ha rimarcato gli aspetti negativi delle politiche proibizionistiche in materia.
Nell’analisi dei costi e dei benefici, un dato può essere indicativo: ogni anno si spendono in repressione circa 769 milioni, 541 milioni in magistratura e spese carcerarie e 228 per le forze dell’ordine impiegate in ordine pubblico e sicurezza in materia di droghe leggere. “Soldi che potrebbero essere impiegati nel sociale”, rilancia Daniele Nahum, consigliere Pd promotore dell’iniziativa. Che aggiunge: “Sono 20 mila i detenuti che scontano pene sotto i due anni, che potrebbero fare pene alternative, e 16 mila i detenuti per cannabis”.
E che al leader leghista Matteo Salvini (“La priorità per Pd, 5Stelle e sinistra del “campo largo”? La droga libera. Siamo alla follia”) risponde che “l’unica follia è il proibizionismo, a differenza tua non vogliamo regalare 7 miliardi all’anno alle mafie”. La depenalizzazione in materia di droghe leggere è supportata anche dai direttori delle carceri, con un problema di sovraffollamento “diventato ormai strutturale”, specialmente in Lombardia. A fine marzo si contavano 54.609 detenuti in Italia, con un tasso di sovraffollamento del 107,4 per cento. In Lombardia il tasso sale al 130 per cento, oltre la media nazionale, “con picchi del 170 per cento” ricorda Teresa Mazzotta, direttrice del carcere di Bergamo.
Secondo dati aggiornati, il 33,4 per cento dei detenuti è in carcere per fatti legati a stupefacenti, un dato tra i più alti in Europa. Intervenire dunque inserendo la lieve entità per i fatti meno gravi “può ridurre il sovraffollamento e le risorse potrebbero essere meglio impiegate sui detenuti presenti”. A San Vittore oggi “ci sono ristretti 850 uomini e 70 donne - dice Giacinto Siciliano, il direttore della casa circondariale milanese - solo nel primo semestre di quest’anno abbiamo preso in carico 998 detenuti, per reati prevalentemente minimi legati all’assunzione o al piccolo spaccio. Stiamo creando un sistema intasato senza la possibilità di intervenire direttamente sulle persone”. Molte delle quali, peraltro, sono giovanissimi sotto i 25 anni, “giovani adulti che sono la fascia più fragile che a volte non riconosce l’abuso”, dice il direttore di Bollate, Giorgio Leggieri.
Per Gherardo Colombo, ex magistrato ea capo del comitato Legalità milanese, la mancata legalizzazione delle droghe leggere “favorisce i guadagni della criminalità e ricordiamoci che una sostanza che passa per canali illeciti si può manipolare, in modo spesso da creare dipendenza”.
Sul fronte della salute, agli Stati Generali sulla legalizzazione si è sottolineato anche il nodo legato alla marijuana terapeutica, “il cui fabbisogno oggi manca per due terzi”. Come per Mara, che convive da sempre con “dolori cronici e lancinanti” per colpa di una malattia rara, “fatico a trovare la cannabis, che lenisce il mio dolore, mai è stato così difficile come quest’anno”.










