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di Valentina Errante

 

Il Messaggero, 20 febbraio 2020

 

L'obiettivo é alzare la pena minima per evitare che possano tornare subito in liberta, soddisfazione delle forze dell'ordine. Arresto immediato, con custodia cautelare in carcere, per gli spacciatori recidivi in libertà, anche se il reato è "di lieve entità". Il Governo pensa a una stretta "per arrestare immediatamente coloro che si macchino di questo reato".

A dare l'annuncio è stata la ministra Luciana Lamorgese, che ha confermato di essere al lavoro su una norma insieme con il collega della Giustizia, Alfonso Bonafede. Il fenomeno è ben noto ed è da tempo fonte di frustrazione per le forze dell'ordine: pusher seriali trovati a vendere droga dagli agenti vengono portati in caserma, ma il giorno dopo sono di nuovo "al lavoro".

La scappatoia è fornita dai commi 5 e 5 bis dell'articolo 73 del testo unico sulle droghe del 1990 che prevede per i reati di spaccio "di lieve entità" la possibilità di accedere alla sospensione condizionale della pena (reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329) e al lavoro di pubblica utilità invece di scontare la pena detentiva. Insieme a Bonafede, ha spiegato Lamorgese, "lavoriamo a una norma per superare l'attuale disposizione dell'art. 73 comma cinque che non prevede l'arresto immediato per questi casi e abbiamo trovato una soluzione che ci convince". L'opzione che si sta mettendo a fuoco è quella di alzare la pena minima per i recidivi in modo che non possano sfuggire all'arresto.

"E stato rilevato il fatto - ha sottolineato la ministra - che arrestare, senza custodia in carcere, e il giorno dopo vedere nello stesso angolo di strada lo spacciatore preso il giorno prima, incide anche sulla demotivazione del personale di polizia che tanto si impegna su questo versante". Soddisfazione per la novità in cantiere è stata espressa dall'Associazione nazionale funzionari polizia. "Le attività di spaccio al minuto - dichiara il portavoce Girolamo Lacquaniti - sono ormai caratterizzate da venditori di morte che, approfittando dell'attuale normativa, sono in possesso di quantitativi ridotti proprio per evitare il carcere.

Da sempre - prosegue - insistiamo sulla necessità di avere un sistema che garantisca l'effettività della sanzione. L'impegno e il lavoro delle forze di polizia è mortificato dalla impossibilità, di fatto, di applicare misure limitative della libertà personale nei confronti di soggetti sorpresi in flagranza di reato di cessione di stupefacenti, regolarmente rilasciati dopo meno di 48 ore. Ci auguriamo - conclude Lacquaniti - che quanto dichiarato dalla ministra possa trovare attuazione in tempi brevi".

L'introduzione di una nuova norma ha già aperto un fronte alle polemiche politiche. In commissione Giustizia della Camera sono al vaglio due proposte di modifica del Testo unico di stupefacenti: una di + Europa, l'altra della Lega. Per Riccardo Magi, primo firmatario della proposta di +Europa, tra i promotori dell'Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis, la norma ipotizzata da Interno e Giustizia creerà ancora più disagi nelle carceri.