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Il Dubbio, 3 giugno 2026

A Poggioreale suicida un 27enne, a Castrogno morto un detenuto egiziano: garanti e sindacati denunciano sovraffollamento e carenze. La morte continua a entrare nelle carceri italiane con una frequenza che trasforma ogni singolo caso in un segnale d’allarme più ampio. Nelle ultime ore due episodi, tra Napoli e Teramo, hanno riportato al centro la fragilità del sistema penitenziario: un suicidio nel carcere di Poggioreale e il decesso, ancora da chiarire, di un giovane detenuto nel carcere di Castrogno. A Napoli, un detenuto straniero di 27 anni si è tolto la vita nella notte a Poggioreale. A darne notizia è stato il garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, che ha collegato l’episodio al quadro nazionale delle morti negli istituti di pena.

Il suicidio a Poggioreale e l’allarme del garante - “Dall’inizio dell’anno ad oggi in Italia i morti sono 93, di cui 23 suicidi e 69 per altre cause: alcuni morti per malattie, alcuni morti per cause da accertare”, ha dichiarato Ciambriello. In Campania, ha aggiunto il garante, “dall’inizio dell’anno con questo suicidio salgono a 4 i suicidi avvenuti negli istituti penitenziari campani, a cui si aggiungono altri 3 morti, 2 dei quali per cause da accertare”. Per Ciambriello i fattori di rischio sono molteplici e si alimentano a vicenda: “Sono il sovraffollamento, fattori emotivi, fattori giudiziari, la solitudine, la vulnerabilità giovanile, soprattutto per queste persone la detenzione diventa un dolore insopportabile”.

Il garante insiste sulla necessità di rafforzare la presenza sanitaria e psicologica negli istituti. “Abbiamo bisogno di psicologi, di psichiatri. I suicidi nelle carceri rappresentano una delle emergenze più grandi del sistema penitenziario italiano, con un tasso di mortalità che supera di gran lunga la media europea”, ha affermato. Poi l’accusa alle istituzioni: “La politica, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fanno amplificare questo fenomeno visto il sovraffollamento cronico degli istituti di pena, delle condizioni di grave disagio psicologico vissuto dai detenuti e anche dalle condizioni inumane e degradanti. Occorre intervenire subito”.

A Castrogno morto un detenuto di 25 anni - Nelle stesse ore è arrivata un’altra notizia dal carcere di Castrogno, a Teramo. Un detenuto di origine egiziana, 25 anni, è morto in circostanze ancora da chiarire. “Si sospetta possa avere inalato il gas contenuto in una bomboletta da campeggio in uso ai detenuti per riscaldare, così come da regolamento penitenziario, quelle vivande spesso inviate dai loro familiari”, ha dichiarato Mauro Nardella, segretario nazionale del Coordinamento di polizia penitenziaria e del Sindacato di polizia penitenziaria.

Secondo quanto riferito da Nardella, per chiarire le cause del decesso sono state avviate indagini ed è stata disposta l’autopsia. “La morte di un detenuto, per qualsiasi motivo essa accada, è fonte di dolore e inquietudine, per tutti, siano essi ristretti che addetti ai lavori”, ha sottolineato.

Il giovane stava scontando la pena in una delle celle del carcere di Castrogno, istituto che da tempo convive con sovraffollamento e carenze di organico. Un contesto che, secondo il sindacato, rende ancora più difficile garantire sicurezza, trattamento e percorsi rieducativi.

Sovraffollamento e organici scoperti - I numeri del carcere di Castrogno restituiscono la dimensione del problema. “Allo stato, al Castrogno sono 452 detenuti presenti a fronte di 255 posti regolamentari”, ha spiegato Nardella. Significa, secondo le tabelle ministeriali richiamate dal sindacato, circa 200 detenuti in più rispetto alla capienza prevista: “Tanti quanti, cioè, la capienza di un altro istituto di pena di media grandezza”. A questo si aggiunge la carenza di personale. “Il sovraffollamento carcerario, unito a una mancanza di circa il 15% di agenti, non aiuta per niente, né in termini del mantenimento di ordine e sicurezza né, così come previsto dall’articolo 5, comma 2 della Legge di Riforma della Polizia penitenziaria, nell’ambito del trattamento e della rieducazione”, ha aggiunto Nardella.

Il riferimento finale è all’articolo 27, comma 3, della Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa. Ma quando gli istituti superano largamente la capienza, quando il personale è insufficiente e quando il disagio psicologico non trova risposte tempestive, quella funzione rischia di restare solo un principio scritto.