di Giulia Posperetti
Il Giorno, 17 novembre 2025
Non solo il cooperante veneto Trentini: nelle prigioni venezuelane altri quindici nostri connazionali. Da anni non si hanno più notizie dell’ingegnere Obiang Esono, originario della Guinea Equatoriale. “Vive la liberté, vive l’égalité et vive la fraternité”. All’indomani del primo anniversario dell’arresto di Alberto Trentini - il 46enne cooperante veneziano fermato in Venezuela il 15 novembre 2024 senza accuse né spiegazioni -, dopo cinque mesi, il 41enne francese, insegnante di yoga, Camilo Castro, detenuto nel suo stesso carcere, la struttura di massima sicurezza dove finiscono gli oppositori politici ‘El Rodeo I’, nella periferia di Caracas, ha potuto riabbracciare la sua famiglia a Parigi. “Fino ad agosto il nostro governo non aveva ancora avuto alcun contatto telefonico con il governo venezuelano. Per Alberto - ha detto sabato la madre del cooperante italiano, Armanda Colusso Trentini - non si è fatto quel che era necessario”.
Se Castro è stato liberato le ragioni vanno ricercate nei rapporti tra la Francia e il Venezuela. Mercoledì scorso, dopo l’arrivo della più grande portaerei del mondo, la USS Gerald R. Ford, e del suo gruppo d’attacco nella regione, la Francia ha condannato ufficialmente le operazioni militari americane nei Caraibi, affermando che violano il diritto internazionale. Una dichiarazione, quella del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot in occasione del vertice G7 in Canada, che ha, probabilmente, contribuito a oliare il meccanismo creando un canale preferenziale per Castro.
“Di fatto si tratta di detenzioni di ostaggi. E chi tiene qualcuno in ostaggio - commenta il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury - chiede qualcosa in cambio: in ballo può esserci una questione economica, uno scambio di prigionieri o la richiesta di determinate dichiarazioni. Penso che il fatto che la Francia abbia espresso una posizione, che è la stessa di Amnesty, sull’illegalità degli attacchi che gli Stati Uniti stanno portando avanti da settembre, possa aver fatto la differenza. Dopodiché credo che chiunque, a partire da Trentini, dovrebbe essere scarcerato se non c’è alcun motivo che ne giustifichi la detenzione. Se, invece, si agisce accettando la logica che si tratta di vittime di una sorta di sequestro di persona, bisogna prendere atto che si entra in un campo che non ha più a che fare con i diritti umani, ma con la politica. In questo scenario la domanda è se il nostro governo possa fare quello che ha fatto la Francia, dati i rapporti che ha con gli Stati Uniti”.
In attesa che Donald Trump tolga il riserbo sui suoi prossimi passi, le opzioni sul tavolo - da un’offerta di esilio al presidente venezuelano Nicolas Maduro, al suo arresto, fino a un attacco diretto al Venezuela - preannunciano un clima di crescente tensione che, sul fronte diplomatico, lascia poco spazio di manovra anche all’Italia.
Attualmente sono oltre 2mila gli italiani detenuti all’estero. Ma - stando ai dati aggiornati al 2024 - se circa 1650 si trovano in prigioni europee, 244 sono nelle carceri di Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, 22 nell’Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania. Una quindicina, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono detenuti in Venezuela. A parte Trentini gli altri, come il giornalista Biagio Pilieri, leader del partito moderato di opposizione Convergencia, sono italo-venezuelani. Tra i casi ‘dimenticati’ figura Fulgencio Obiang Esono, un ingegnere italiano di origini equatoguineane, condannato nel 2019 a 60 anni di carcere con l’accusa infondata di aver parte, nel 2017, a un tentato colpo di stato contro il presidente Teodoro Obiang.
La percezione di una disparità di trattamento, dall’attenzione mediatica alla velocità di risoluzione dei casi, è tangibile. Ma perché ciò accade? “Dipende da diversi fattori - spiega Noury -. Dalle relazioni con il Paese dove la persona è detenuta alla presenza di un’ambasciata italiana. Ma anche le campagne della società civile e il clamore mediatico hanno il loro peso”.










