di Massimiliano Di Pace
Il Dubbio, 16 maggio 2024
Il ministero della Giustizia rende noti gli esiti del monitoraggio sugli uffici giudiziari relativo agli obiettivi del Pnrr: “Il trend resta positivo, riforme efficaci”. Con un comunicato del 15 maggio il ministero della Giustizia ha fatto sapere che continua il trend positivo della riduzione della durata dei processi, e dell’arretrato delle cause civili e penali da dirimere, circostanza che costituisce una delle condizioni per il godimento delle risorse europee del Pnrr, delle quali l’Italia ha già ricevuto, dal 2021 ad oggi, 101,9 miliardi di euro di fondi, di cui 24,9 miliardi di pre- finanziamento, e 77 miliardi delle prime quattro rate, come conferma una nota della Camera.
Dunque, una macchina della giustizia più efficiente è sicuramente un vantaggio per i cittadini e gli operatori economici, ma anche, di questi tempi, un’opportunità per aumentare i finanziamenti per facilitare l’attuazione delle riforme nel nostro Paese. A supporto della notizia sulla migliore performance dei tribunali italiani intervengono alcuni dati, citati nel comunicato, tra cui quello della durata dei processi (in Inglese “disposition time”), che a fine 2023 evidenziavano una riduzione, rispetto al 2019 (anno base di riferimento per la valutazione dei risultati delle riforme previste dal Pnrr), pari al - 17,4% nella giustizia civile, e al - 25% in quella penale.
Se si considerano i dati riferiti al 2022, si può osservare che la diminuzione dei tempi dei processi è stata più consistente nel settore penale (- 16,6%), ma significativa anche in quello civile (- 6,4%). Il dicastero guidato da Carlo Nordio fa poi sapere che nel settore penale il risultato complessivo si conferma in linea con il target previsto dal Pnrr (che è - 25% dei tempi entro giugno 2026), e secondo via Arenula questa ottima performance si spiega anche per l’aumento dei procedimenti definiti, come dimostra un + 3,9% di processi conclusi nel 2023 rispetto a quanto avveniva nel 2019. L’aumento delle chiusure dei processi ha avuto un’accelerazione, secondo quanto riferisce il comunicato del ministero della Giustizia, nell’ultimo anno, ovvero nel 2023 (+ 7,6% rispetto al 2022), grazie anche all’impatto positivo di alcune delle misure introdotte dalla riforma della Giustizia Cartabia.
Nel 2023 la durata media dei processi della Corte di Cassazione ha raggiunto i 110 giorni, che costituisce un valore perfino inferiore alla media dei paesi del Consiglio d’Europa. Dunque non mancano i segnali positivi, ma la nota di via Arenula non nasconde che sul fronte dei processi civili le notizie, pur essendo buone, avrebbero potuto essere migliori. In effetti, viene ammesso che è “più contenuto il calo del disposition time in ambito civile, ma si registra il dato positivo del Tribunale che dal 2020 ha aumentato il numero di procedimenti definiti (nell’ultimo anno l’aumento è stato dell’1,6%)”.
Il comunicato prosegue segnalando che “nel 2023 le definizioni del settore civile risultavano però ancora al di sotto di quelle del 2019 sia in Tribunale, sia in Corte di Appello: un dato che andrà monitorato nella prospettiva del raggiungimento dell’obiettivo concordato di riduzione del disposition time complessivo del 40% entro giugno 2026”. Per far fronte all’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi del Pnrr sul fronte della giustizia civile, la nota dell’ufficio stampa di Nordio ha ricordato che “lo scorso dicembre la Commissione europea ha accolto la proposta di rimodulazione degli obiettivi di abbattimento dell’arretrato civile avanzata dal Ministero”.
Secondo i nuovi accordi con le autorità comunitarie, è stato stabilito un obiettivo intermedio di riduzione del 95% dell’arretrato presente nel 2019, entro il 31 dicembre 2024, e un obiettivo finale di riduzione del 90% dei procedimenti civili pendenti a fine 2022 (ossia quelli iscritti dal 1° gennaio 2017 presso i Tribunali, e dal 1° gennaio 2018 presso le Corti di Appello), entro il 30 giugno 2026. Su questo fronte, a fine 2023 si registravano i seguenti risultati: - Obiettivo intermedio: - 85% in Tribunale e - 97,1% in Corte di Appello; - Obiettivo finale: - 50,1% in Tribunale e - 43,4% in Corte di Appello.
La nota del ministero di via Arenula fa presente che lo smaltimento delle pendenze rilevanti ai fini del raggiungimento dell’obiettivo intermedio risulta quindi più che completato per le Corti di Appello, e quasi completato per i Tribunali. Tuttavia, per garantire il raggiungimento degli obiettivi finali, si considera cruciale mantenere anche nei prossimi anni una dinamica robusta di smaltimento degli arretrati.
Al riguardo si precisa che la riduzione dell’arretrato “cosiddetto Pinto” (pendenza ultra-triennale nei Tribunali e ultra-biennale nelle Corti d’appello e quindi a rischio risarcimento per eccessiva durata) rispetto al 2019 è pari al 24,7% in Tribunale ed al 37,7% in Corte di Appello. La nota termina rammentando che, complessivamente, i dati confermano lo sforzo importante che gli uffici giudiziari stanno compiendo nell’abbattimento delle pendenze e dell’arretrato, frutto anche dei cambiamenti organizzativi attuati con l’arrivo degli addetti all’Ufficio per il processo. Il prossimo aggiornamento, relativo al I semestre 2024, verrà pubblicato a ottobre.











